Rassegna storica del Risorgimento
RIFORMISMO GRANDUCATO DI TOSCANA; RIVOLUZIONE FRANCESE; STORIOG
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Romano Ugolini
Non vogliamo certo sostenere che tutta la classe dirigente toscana la pensasse come Gianni, ma le differènze, pur esistenti tra personalità e personalità, non sono così radicali come può apparire ad un primo sguardo e possono ricondursi poi in sostanza a due linee principali di pensiero: se era il caso di continuare lo slancio leopoldino e superarlo in un progetto costituzionale o, al contrario, difendere lo status quo in attesa di tempi migliori: dopo dieci anni di rivoluzione sotto il governo di una repubblica democratica i Francesi risentono appena quei vantaggi che godevano i Toscani al tempo della rivoluzione sotto un governo dispotico . Così scriverà nel 1799 il giacobino Giuseppe Castinelli e Renato Pasta potrà sostenere giustamente in un recentissimo bel lavoro che il punto di contrasto tra le due linee era solo l'accezione di dispotico dato al governo di Pietro Leopoldo.5) Ma basterà confrontare la voce più astiosa alzatasi contro Pietro Leopoldo, quella di Francesco Becattini della Vita pubblica e privata del Granduca (1796) con la replica del Fabbroni di due anni dopo,6) per comprendere che al di là di rancori e gelosie di ordine privato, non vi era certo un solco profondo fra i due gruppi.
L'arrivo del Bonaparte modificò la situazione e, come abbiamo già detto, si cominciò ad avviare quel processo che doveva portare, nell'ambito della Restaurazione, alla definizione dei due modelli che dovevano confrontarsi, in senso antagonistico, nel momento eroico del processo risorgimentale. Se la parte moderata temeva solo il ricordo della Rivoluzione francese, anche la democratica, soprattutto con Mazzini, superava il paradigma francese, rivoluzionario quanto giacobino, storicizzandolo, e guardando ancora all'Italia come paese guida di un nuovo modello, dove la funzione educatrice degli intellettuali avrebbe dovuto portare alla indipendenza e alla libertà in tempi lunghi, evitando i traumi del 1789.
Nella Toscana moderata e sonnolenta tra il 1815 e il 1847 la parola rivoluzione era bandita come progetto e come realtà; lo testimoniano anche le scarse carte dedicate dalla polizia ai sospetti : in molti casi un fascicolo raccoglie due anni di rapporti. Brillano come vivida luce il Gabinetto e l'Antologia di Vieusseux, ma Tommaseo è testimone di come Gaetano Cioni saltasse dal letto all'idea della Antologia: Lei vuol fare un giornale a Firenze? esclamò (a Vieusseux) tra sbigottito e pietoso dell'incauto proposito.7) Vi sono accenni àéM'Antologia alla Rivoluzione fran
si RENATO PASTA Scienza, politica e rivoluzione. L'opera di Giovanni Fabbroni (J752-J822) intellettuale e funzionario al servizio dei Lorena, Firenze, Olschki, 1989, pp. 432-433. La citazione di Giuseppe Castinelli è a p. 433. Il lavoro del Pasta contiene, aggiornati, saggi precedentemente pubblicati.
*) Vita pubblica e privata di Pietro Leopoldo d'Austria Granduca di Toscana poi imperatóre Leopoldo il, Filadelfia (ma Milano, Galcazzi), 1796, riedita recentemente con il titolo Vita pubblica e privata di Pietro Leopoldo, Firenze, edizioni Medicea, 1987 (di rilievo l'introduzione di Zeffiro Ciuffolctli e l'avvertenza di Clementina Rotondi); GIOVANNI FABBRONI, Epicrisi di una stampa che ha per titolo Vita pubblica e privata di Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana poi Imperatore Leopoldo II, s.L, s.d. {ma Modena, 1798).
7) Di Giampietro Vieusseux e dell'andamento della civiltà italiana in un quarto