Rassegna storica del Risorgimento
RIFORMISMO GRANDUCATO DI TOSCANA; RIVOLUZIONE FRANCESE; STORIOG
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1989
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Toscana tra Riformismo e Rivoluzione 449
cese, ma non mi ci dilungo perché oggetto di apposita relazione di Umberto Carpi, al quale rubo solo una citazione dal suo lavoro del 1974, suYAntologia appunto, circa una polemica del Montani diretta contro il Pagani-Cesa. Siamo nel 1826 e Montani distingue il periodo rivoluzionario in una fase positiva, dettata da ragionevoli esigenze , ed una fase negativa, dove proprio una miope e irragionevole opposizione aveva determinato l'avvento di Hébert e Robespierre.8) L'armo dopo Vieusseux in persona interveniva a chiudere la questione con un salomonico inno .alla storia: dello sconoscere la storia son pena i disordini di mezzo secolo, non compensati da certi progressi .9> Addante Pedro, con juicio , avrebbe detto Manzoni.
Altri disordini avvennero nel biennio 1848-1849, e tali da investire ancora una volta tutta Europa, ma la Toscana rimase nuovamente in disparte, avvitandosi nelle proprie questioni interne e sopportando, per dirla con Sergio Camerani, le intemperanze dei livornesi,10* toscani aticipi quando non dipinti come non toscani da un filone storiografico di tradizione antica: colpa, forse, del porto franco. Il Granduca Leopoldo II ritornò a Firenze scortato dalle armi austriache, è vero, ma se ciò urtò la suscettibilità della classe dirigente toscana, nondimeno la popolarità del governo granducale, riguardato nella veste protettiva dai disordini avvenuti in altre parti d'Italia e d'Europa, era altissima. Quasi a ringraziamento dei tanti scampati pericoli di cui la dinastia lorenese era ritenuta autrice, Antonio Zobi volle celebrarla con i solidi, e ancora oggi insostituibili, cinque volumi della Storia civile della Toscana dal 1737 al 1848, usciti a Firenze tra il 1850 e il 1852.
Si deve allo Zobi l'aver definitivamente fissato, nel monumentale lavoro, alcuni criteri di giudizio sul Governo lorenese che, pur essendo, come abbiamo visto, largamente diffusi, non avevano trovato fino a quel momento un autore che li codificasse. Già nel Proemio era espressa la gratitudine alla dinastia per la pace che voleva assicurare alla Toscana, avvegnaché le rivoluzioni traboccate dalle Alpi ad invadere e manomettere le italiane province, risparmiata vollero la mansueta Toscana da quelle più funeste calamità, ohe i furori della guerra fecero piombare nei luoghi circostanti a danno d'uomini e cose.11)
di secolo. Memorie di NICCOLÒ TOMMASEO, Firenze, Stamperia sulle Logge del grano, 1863. Si cita dalla ristampa curata nel 1985 dalla Società toscana per la storia del Risorgimento, con una presentazione di Giovanni Spadolini: la testimonianza di Tommaseo è a p. 14.
3) UMBERTO CARPI, Letteratura e società nella Toscana del Risorgimento. Gli intellettuali dell'* Antologia, Bari, De Donato, 1974, pp. 185-188.
9> N. TOMMASEO, op. ctt., p. 99.
W> SERGIO CAMERANI, Introduzione a // Granducato di Toscana, in Bibliografia dell'età del Risorgimento in onore di Alberto M. Ghìsalberti, Firenze, Olschki, 1972, pp. 121-122.
") Citiamo Io Zobi dall'edizione fiorentina del 1860. Vedi Proemio, pp. VIII-IX.