Rassegna storica del Risorgimento
RIFORMISMO GRANDUCATO DI TOSCANA; RIVOLUZIONE FRANCESE; STORIOG
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1989
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Romano Ugolini
Per quanto riguarda il nostro tema, lo Zobi lo affrontava brevemente alla fine del secondo volume, e cioè alla fine di una lunga e appassionata trattazione sulle riforme illuminate di Pietro Leopoldo, considerato come sovrano esemplare nella cura dei propri sudditi, al pari dell'Imperatore d'Austria, Giuseppe IL Avvicinandosi il 14 luglio, Zobi deve fare entrare necessariamente in scena la Francia e lo fa ponendo in contrapposizione i meriti dei due fratelli con i demeriti di Luigi XVI. Le molte e stupende mutazioni operate [dall'Imperatore e dal Granduca] nei rispettivi Stati impressero a questi nuovo vigore vitale, mentre la Francia, troppo a lungo restata sotto l'oppressione d'incomposto e trasmodato edificio politico, tutto ad un tratto lo fece crollare per desìo di libero reggimento... Giuseppe e Leopoldo, però, che seppero dominare l'esigenze del secolo precorrendole, riformarono i propri Stati in maniera che poteron resistere all'impeto rivoluzionario, o se piegar dovettero alla prepotenza dell'oste guerriera, ben presto rialzaronsi, siccome gli alberi tornano alla naturale posizione subito che cessa d'infuriare la tempesta.12)
Lo Zobi era quasi cartesiano nello spiegare la genesi della Rivoluzione francese: Pietro Leopoldo aveva seguito le vie della virtù del riformismo settecentesco in modo esemplare; Luigi XVI le aveva viziosamente trascurate: ergo, il popolo parigino cedette alla magia rivoluzionaria della parola libertà.
Ci siamo soffermati a lungo sullo Zobi, e sulla sua impostazione della problematica rivoluzionaria perché egli, come abbiamo detto, riprendeva e fissava nel suo lavoro l'opinione comune toscana nei riguardi della Rivoluzione francese. Fuori dei confini del Granducato tale concezione si legava a quella largamente prevalente tra i moderati, che, appunto, proprio nel decennio 1849-1859 guardarono al Regno di Sardegna, e all'opera riformatrice di Cavour, come al baluardo contro gli spiriti democratici rivoluzionari.
Dopo l'Unità d'Italia, era la virtù pacifica dello Stato liberale ad affermarsi di fronte ai ricorrenti conati rivoluzionari della Francia: del resto non venne più volte ricordato che a fronte dell'ingresso pacifico degli Italiani in Roma, la Francia sconfitta era di nuovo preda del caos e dell'anarchia, terrorizzando in ultimo l'Europa con le giornate della Comune? Il I Centenario della Rivoluzione francese fu quindi celebrato con l'emblematico parallelo tracciato da Manzoni, ma anche chi volle non far trascorrere in silenzio la ricorrenza, come Adriano Lemmi, si rifugiò néM'escamotage di fissare al 5 maggio la data simbolo. Si riuniscono gli Stati Generali, e Garibaldi in quel giorno del 1860 parte per Quarto per la liberazione del Mezzogiorno.13) Per la verità, ma Lemmi non lo notò, si trattava di riferirsi a poco più di mille uomini nell'uno come nell'altro
12) il voi., p. 501.
13) SI veda il telegramma inviato il 3 maggio 1889 dal Gran Maestro della Massonerìa, Adriano Lemmi, al Grande Oriente di Francia, in Rivista della Massoneria italiana, a. XX (5 maggio 1889), n. 678, pp. 81-82.