Rassegna storica del Risorgimento
RIFORMISMO GRANDUCATO DI TOSCANA; RIVOLUZIONE FRANCESE; STORIOG
anno
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1989
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pagina
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451
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Toscana tra Riformismo e Rivoluzione 451
caso; si evitò comunque di sottolineare la presenza popolare del 14 luglio.
Ritorniamo alla Toscana moderata e riformatrice delineata dallo Zobi, che poteva assurgere dopo il 1861 a vero simbolo dell'ideale liberale risorgimentale: non fu certo un caso che, morto Cavour, un toscano, Bettino Ricasoli, fosse prescelto alla più alta carica del Governo; al contrario fu un significativo riconoscimento allo Stato granducale ohe, scomparendo, lasciava in eredità al nuovo Stato unitario il suo culto per un progresso sicuro e senza avventure. Per quanto paradossale possa sembrare, vi era una sorta di continuità tra Pietro Leopoldo e Ricasoli nel metodo di Governo: Zobi lo fotografò, anche con i suoi successivi lavori, e nessuno volle con rispettoso riguardo toccare quel dipinto impeccabile, almeno per tutto il tempo dell'Italia liberale, se non per aggiungervi qualche abbellimento superficiale. Viene aggiunta una non ampia documentazione a quella conosciuta dallo Zobi preziosa è, ad esempio, quella fornita da Abele Morena14) e si affacciano alcuni studi su realtà locali, come quella del Galassi su Montevarchi, ma solo gli studi, purtroppo rimasti isolati, del Reumont e della De Santis sul Manfredini, aggiungono veramente qualcosa di nuovo a quanto già tracciato.1*)
Il panorama storiografico non muta considerevolmente con l'avvento del fascismo; in questo caso a premiare il modello toscano vi era un fattore rilanciato con nuova forza, quello autoctono, teso a sottolineare le radici tutte nazionali della lotta per l'Unità. Nel 1924 usciva a Firenze un lavoro di Giuseppe Conti intitolato La Toscana e la Rivoluzione francese: si trattava di una sorta di caricatura del lavoro dello Zobi (e difatti le caricature sull'epoca, ben centotredici, sono la parte migliore del libro) per l'intento scelto dall'autore di contrapporre in maniera parossistica, in una antitesi quasi tizianesca, la virtù toscana e il vizio francese. L'opera non meriterebbe ulteriore attenzione se non per la significativa dedica all'Italia che va ritrovando se stessa e l'antica sua grandezza contro vicini diffamatori e insidiosi , protettori in una falsa neutralità a temerarii nemici delinquenti .16) E così, oltre a quella francese, era sistemata anche la Rivoluzione russa!
Può essere altrettanto significativo, ma su un piano più squisitamente
14) ABELE MORENA, Giudizi sulla Rivoluzione francese nella Corte del Granduca Ferdinando III, in Archivio storico italiano, 1985, pp. 379-392; ID., Dissidi nella Corte del Granduca Ferdinando III, dal riconoscimento della Repubblica francese all'occupazione di Livorno, ivi, 1896, pp. 379-382.
W) ALFREDO GALASSI, Notizie di cronaca montavarchina durante la Rivoluzione francese, l'Impero e la Restaurazione (1790-1817) tratte da documenti autentici dell'epoca, Montevarchi, Varchi, 1903; ALFRED VON REUMONT, Federigo Manfredini e la politica toscana nei primi anni di Ferdinando III, in Archivio storico italiano, 1877, pp. 225-274; e LUIGIA DE SANTIS, Federigo Manfredini (1743-1829). Contributo alla storia dei Lorenesi in Toscana, Roma, Roma letteraria, 1909.
J6) GIUSEPPE CONTI, La Toscana e la Rivoluzione francese, Firenze, Vallecchi, 1924, p. V.