Rassegna storica del Risorgimento
RIFORMISMO GRANDUCATO DI TOSCANA; RIVOLUZIONE FRANCESE; STORIOG
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Romano Ugolini
storico, segnalare le vicende di un lavoro di Giuseppe Nuzzo, Italia e Rivoluzione francese. La resistenza dei principi (1791-1796), uscito nel 1965 a Napoli da Liguori, con alle spalle, tuttavia, una ben lunga odissea. Il Nuzzo era stato incaricato, sul finire degli anni Trenta, di dar corso ad un lavoro sui tentativi di federazione che, con in testa il Regno di Sardegna, furono compiuti per porre un argine tutto italiano alla forza centrifuga della Rivoluzione francese. La Toscana del Manfredini, in antitesi, questi, a Granduca e Imperatore, vi aveva una parte di tutto rilievo, ma l'intento generale doveva essere quello di porre in luce l'iniziativa italiana soffocata dalle trame contrarie dei sospettosi principi stranieri. Dico doveva perché il lavoro del Nuzzo ebbe a scontrarsi con il secondo conflitto mondiale e con il suo esito; e i nuovi filoni storiografici del dopoguerra costrinsero l'autore a trasformarlo in una antologia di documenti, in cui solo le succinte premesse ai singoli capitoli danno conto delle ampie ricerche compiute.
Resta da ricordare, nel 1941, ancor che fosse tardi... per il Cento-cinquantenario, una nuova edizione del saggio comparativo manzoniano tra 1789 e 1859, intitolato questa volta Storia incompiuta della Rivoluzione francese, dove il titolo scelto dal curatore,17) tradendo l'intento stesso del Manzoni, può costituire, nella preminenza accordata al 1789, il segno di quel sostanziale trapasso che quell'anno tragico, il 1941, poteva significare. Ma prima di addentrarci ad esaminare le grandi e profonde novità che il secondo dopoguerra apporta al nostro tema, conviene soffermarci sul lavoro di uno storico che per molte ragioni sfugge a una precisa catalogazione d'epoca: ci riferiamo ad Antonio Anzilotti, vissuto tra età liberale e fascismo, e morto prematuramente a trentanove anni, nel 1924, sei anni prima che da Laterza fossero raccolti sotto il titolo Movimenti e contrasti per l'Unità d'Italia alcuni degli studi compiuti in un quindicennio di ricerche. Anzilotti rimase colpito dalla polemica sulla crisi della democrazia, polemica nata in Francia per l'attacco concentrico che da opposti fronti muovevano Charles Maurras e Georges Sorel: egli, tuttavia, pur riconoscendo la crisi, vedeva il modello democratico come un sistema da recuperare e non da abbandonare. Il Risorgimento, secondo Anzilotti, si era discostato dalla retta via tracciata nei secoli precedenti: solo riportandosi a quelle radici e ponendo in evidenza la grande evoluzione settecentesca si poteva trovare lo spunto per riformare il presente. Il suo laboratorio di studi fu la Toscana, esaminata in un continuum che da Lorenzo e Cosimo de' Medici arrivava a Pietro Leopoldo e alla Rivoluzione francese: la conclusione cui giunse, e cioè che la Toscana aveva ottenuto pacificamente ciò che la Francia conseguì con la lotta civile , non era in realtà originale, ma l'impostazione del discorso storico e soprattutto l'elaborazione di un metodo d'indagine, dove i fattori economici avevano per la prima volta un'ampia prevalenza, imposero Anzilotti come personalità di spicco nella storiografia italiana. Non a caso Walter Maturi lo
17) L'edizione manzoniana uscì a Milano da Bompiani, curata da Emilio Radius.