Rassegna storica del Risorgimento
RIFORMISMO GRANDUCATO DI TOSCANA; RIVOLUZIONE FRANCESE; STORIOG
anno
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1989
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pagina
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453
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Toscatia ira Riformismo e Rivoluzione 453
incluse nei medaglioni contenuti nelle sue Interpretazioni del Risorgimento,,18> rifuggendo anch'egli, tuttavia, dall'inserire uno storico che non ebbe maturità, a causa della precoce scomparsa, in un preciso filone storiografico. Maturi volle anche significativamente legare l'opera di Anzilotti agli sviluppi avuti dalla storiografia sulla Toscana nel secondo dopoguerra, vedendo in essa il punto di riferimento dal quale un giovane di acuto ingegno , Mario Mirri, prese le mosse per porre in discussione alcuni dei capisaldi essenziali dell'impostazione data da Anzilotti.19)
Condividendo la tesi di Maturi, spostiamoci ora a vedere le novità della revisione storiografica sul nostro tema verificatesi negli ultimi quattro decenni. È forse questa la parte più nota, poiché non mancano bilanci storiografici di un certo peso pensiamo a quelli, magistrali, di Furio Diaz sugli studi sulla Toscana di fine Settecento, ma non è, credo, inutile tracciare nuovamente una sintesi, soprattutto tenendo presente che oggi ci troviamo di fronte ad un momento storiografico di estremo interesse, in cui, superate finalmente e definitivamente alcune ingombranti coordinate forniteci da una secolare tradizione, possiamo muoverci in uno sforzo interpretativo libero da pregiudizi e da remore, sforzo che, appunto, va compreso appieno, prima di essere incoraggiato.
Il problema cardine è il rapporto tra Rivoluzione francese e il nostro paese: Franco Venturi, il grande Maestro che tutti conosciamo, ha intrapreso nel 1969 il prezioso cammino di Settecento riformatore che si conclude, al momento, con lo splendido capitolo intitolato Verso la Rivoluzione in Francia.2 Bisognava dunque riprendere l'insieme della trattazione sul Settecento, senza dar nulla per scontato, per poi giungere a fare i conti, con nuova sicurezza, con la Rivoluzione. Perché? Le barriere che lo impedivano erano evidentemente enormi: la prima, la cer-tezza della superiorità del metodo riformatore su quello rivoluzionario, cadde di fronte alla realtà della guerra di liberazione; il fascismo non fu una distorsione storica alla quale si poteva far fronte con una logica illuminata! La seconda, l'isolamento culturale in campo storico del nostro paese a partire dagli anni Trenta, si risolse da solo con la febbrile riapertura della dialettica Italia-mondo del primo decennio seguito alla fine del conflitto mondiale.
Le altre barriere consistevano prevalentemente nelle tradizioni storiografiche consolidate, senza il cui superamento (non abbattimento, sia ben chiaro) non ci si poteva mettere al passo con il dibattito metodologico internazionale. Bisognava, come fu detto, calare l'Italia nell'Europa senza vantare acriticamente i primati del Risorgimento e senza dividere in. senso manicheo i buoni i moderati e i riformatori dai cattivi, i
1 Antonio Anzilotti in WALTER MATURI, Interpretazioni del Risorgimento. Lezioni di storia della storiografia, Torino, Einaudi, 1962, pp. 472-479.
19) Jvi, p. 476.
20 FRANCO VENTURI, Settecento riformatore. IV. La caduta dell'antico regime. Tomo primo: / grandi Stati dell'Occidente, Torino, Einaudi, 1984; tomo secondo: // patriot' tismo repubblicano e gii imperi dell'Est, Torino, Einaudi, 1984. Il capitolo Verso la Rivoluzione in Francia è il X del secondo tomo, pp. 9704040*