Rassegna storica del Risorgimento
RIFORMISMO GRANDUCATO DI TOSCANA; RIVOLUZIONE FRANCESE; STORIOG
anno
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1989
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pagina
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454
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rivoluzionari o comunque coloro ohe importavano in Italia realtà innovative straniere: pensiamo, ad esempio, alla sorte di blocco indiscriminato riservata fino a quel momento ai cosiddetti giansenisti toscani.
La Rivoluzione francese fu naturalmente rivalutata; senza addentrarci in una analisi storiografica ad hoc, vogliamo sottolineare come il momento iniziale, fondamentale, fu la definitiva constatazione di avere di fronte una realtà composita, e non più, come spesso si era creduto in passato, una entità astratta denominata nella sua unicità Rivoluzione francese. Si distinse una volontà riformatrice dall'alto , personificata da un Necker, da quella proveniente dal basso , dalla maggior parte dei componenti gli Stati Generali. Si sottolineò la partecipazione alla Rivoluzione del popolo parigino, ma anche la grande carica innovatrice del Governo costituzionale; e, infine, dopo la fuga di Luigi XVI ed il suo arresto a Varennes, si vennero a distinguere la scelta repubblicana della Convenzione, l'esecuzione del re, il dominio di Robespierre, la svolta termidoriana.
Tanti momenti e tante idealità che, individuate nella loro specificità, bisognava poi connettere con le diverse e variegate realtà italiane. Il risultato è stato, come è noto, una maggiore accentuazione data dalla storiografia agli influssi giacobini e a quelli conservatori, lasciando un po' in disparte i collegamenti tra la Rivoluzione e gli elementi innovatori italiani non giacobini. È in questo ambito che dobbiamo inserire la realtà toscana, così come l'abbiamo finora delineata.
In realtà, la situazione storiografica dei rapporti tra Toscana e Rivoluzione francese era ancora, agli inizi del secondo dopoguerra, più o meno allo stesso punto in cui Gianni li aveva definiti incisivamente nella sua Memoria sul tumulto accaduto a Firenze il di 9 giugno 1790. La Rivoluzione di Francia ha per oggetto la libertà e l'abolizione del dispotismo. Il tumulto di Firenze chiede con gridi e saccheggi di tornare appunto sotto quella branca di dispotismo che suole risultare la più molesta al popolo... Che le gazzette adunque abbiano insegnata la scuola della libertà e che i leggitori vi abbiano imparato a chiedere la soggezione, a desiderare l'oppressione sembra improbabile. Era questa la contraddizione che aveva spinto poi a separare le questioni toscane da quelle francesi, e a sancire l'inesistenza del collegamento. Del resto, se le riforme di Pietro Leopoldo erano ottime e generalmente condivise, come poteva il popolo toscano riferirsi alla Francia per ritornare indietro? Il problema, cosi impostato, non poneva una soluzione: bisognava riguardare con maggiore attenzione al buon governo leopoldino, da una parte, e ai moti toscani di reazione, da quello livornese di Santa Giulia al Viva Maria, dall'altro. Solo risolvendo la contraddizione evidenziata dal Gianni si poteva poi uscire dall'ambito toscano per connetterlo alla realtà europea e quindi anche alla Rivoluzione: non a caso il primo saggio di revisione storiografica sul governo leopoldino, quello di Renato Mori su 7/ popolo toscano durante la rivoluzione e l'occupazione "francese, del 1947, si apre con la citazione del passo del Gianni.21)
21) RENATO MORI, // popolo toscano durante la rivoluzione e l'occupazione francese, in Archivio storico italiano, 1947, pp. 127-152. La citazione del Gianni è a p. 128.