Rassegna storica del Risorgimento

RIFORMISMO GRANDUCATO DI TOSCANA; RIVOLUZIONE FRANCESE; STORIOG
anno <1989>   pagina <455>
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. Toscana tra Riformismo e Rivoluzione 455
A mettere realmente in discussione i portati della secolare tradizione sul riformismo leopoldino fu, come abbiamo già accennato, Mario Mirri, il quale nel 1955, con Proprietari e contadini toscani nelle riforme leopoldìne dimostrava come solo in casi assai limitati Pietro Leopoldo era riuscito a creare le desiderate piccole unità coltivatrici; per il resto il risultato fu il predominio dei grandi proprietari di fattorie mezzadrili, vera base del predominio del ceto moderato nell'Ottocento.22) Nello stesso anno, 1955, nasceva la Rassegna storica toscana che nel suo primo numero presentava un saggio di Passerin d'Entrèves sui dissidi fra Scipione de' Ricci e i funzionari leopoldini.23)
Mori, Mirri e Passerin facevano il punto della situazione sui tre temi sui quali si sarebbe in seguito concentrata l'attenzione degli storici, che, è bene segnalarlo subito, non solo non saranno più unicamente toscani (già Passerin, per la verità, non lo era), ma apparterranno anche a paesi stranieri, segno questo indiscutibile del valore non più regionale dei problemi da affrontare. I problemi principali erano, in sostanza, tre: il peso e l'incivisità delle riforme economiche leopoldìne, la focalizzazione delle riforme in campo ecclesiastico e nei rapporti giurisdizionali e, da ultimo, la natura e le motivazioni delle rivolte antileopoldine. Sarebbe lungo analizzare singolarmente i tanti significativi contributi portati al dibattito storico su ognuno dei tre punti, dibattito che incontrò il suo massimo fervore in occasione del secondo Centenario dell'arrivo di Pietro Leopoldo in Toscana, e cioè nel 1965. Ricordiamo nuovamente Mirri con il lavoro sull'abate Niccoli (1959) ed i numerosi saggi di Luigi Dal Pane ed Ildebrando Imberciadori; il Convegno di Montecatini Alto della Società toscana per la storia del Risorgimento (1965), il lavoro di Diaz su Gianni (1966), e la preziosa documentazione fornita da Salvestrini (1969).24) Su tutto giganteggia naturalmente l'analisi complessiva dei due volumi dedicati da Adam Wandruszka a Pietro Leopoldo nel 1964-65; 25) analisi che segna il
22) In Movimento operaio, a. VII {1955), pp. 173-229.
23) ETTORE PASSERIN D'ENTRÈVES, L'istituzione dei patrimoni ecclesiastici e il dissidio fra il Vescovo Scipione de' Ricci ed i funzionari leopoldini, in Rassenga storica toscana, a. I {1955), pp. 6-24.
24) Segnaliamo unicamente i lavori principali, anche degli stessi autori citati. MARIO MIRRI, Per una ricerca sui rapporti fra economisti e riformatori toscani: l'abate Niccoli a Parigi, in Annali dell'Istituto Giangiacomo Feltrinelli, a. II (1959), pp. 55-120; LUIGI DAL PANE, La finanza toscana dagli inìzi del secolo XVIII (Ala caduta del Granducato. Milano, Banca Commerciale Italiana, 1965; ILDEBRANDO IMBERCIADORI, Cam­pagna toscana net 700. Dalla Reggenza alla Restaurazione: 1737-1815. Presentazione di Renzo Giuliani, Firenze, Vallecchi, 1953; L'opera di Pietro Leopoldo Granduca di Toscana (Montecatini Allo, 29-30 maggio 1965) in Rassegna storica toscana, a. XI (1965), pp. 179-332 (con i contributi di Adam Wandruszka, Furio Diaz, Luigi Dal Pane, Mario Rosa, Clementina Rotondi e Giulia Camerani Marri); FURIO DIAZ, Francesco Maria Gianni, cit.; Pietro Leopoldo, Relazioni sul governo della Toscana, a cura di Arnaldo Salvestrini,, voi. I, Firenze, OlscMd, 1969.
25) ADAM WANDRUSZKA, Leopold II Erzherzog von ósterreich Grossherzog von Toskana Kdnig von Ungarn und Bohmen Romischer Kaiser, 2 voli. Wien-Mttnchen,