Rassegna storica del Risorgimento
RIFORMISMO GRANDUCATO DI TOSCANA; RIVOLUZIONE FRANCESE; STORIOG
anno
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1989
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pagina
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456
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456 Romano Ugolini
momento più significativo di trapasso tra lo sforzo di revisione della tradizione ed il tentativo di dare forma e contenuto ad una nuova struttura di giudizio.
Questo, senza pretesa di completezza, per il riformismo economico-sociale di Pietro Leopoldo; su Scipione de' Ricci e il giansenismo toscano citiamo i lavori di Mario Rosa, di Cannarozzi, di Aquarone e del Bolton, mentre per la reazione alle riforme leopoldine del 1790 e degli anni successivi il riferimento obbligato è ai lavori di Gabriele Turi sul Viva Maria (1969) e di Carlo Mangio (1974), principalmente su Livorno.265
Nei lavori citati, il rapporto Toscana-Francia rivoluzionaria è sempre presente, ma tenuto sullo sfondo, posposto come doveva essere alla necessità di sfornare documentazione sempre più ampia e, soprattutto, di mettere a fuoco una nuova ottica dì inquadramento delle vicende toscane di fine Settecento. Veri e propri lavori che si occupino dei rapporti tra Firenze e Parigi sono legati, al momento, al filone diplomatico, dove, riannodandosi ai documenti presentati dal Nuti nel 1936 sul conte Carletti e la neutralità toscana del 1794, D'Addario prima, e Boyer e Cochrane poi fornivano dei rapidi schizzi sui giudizi che i diplomatici davano sulla situazione del paese ospitante negli anni critici 1789-1795.27)
Al grande sforzo compiuto dalla storiografia sulla Toscana nel trentennio 1945-1975 (ma soprattutto negli anni Sessanta) è seguita una sorta di pausa di riflessione, pausa interrotta dalla pubblicazione nel 1984 dei
1964-1965. Limitata è l'edizione italiana, Pietro Leopoldo. Un grande riformatore, Firenze, Vallecchi, 1968.
26) Anche in questo caso dobbiamo sottolineare che segnaliamo i lavori principali, rinviando, per un'analisi accurata della storiografia sul giansenismo toscano, all'apposito capitolo di CARLO FANTAPPIÈ, Riforme ecclesiastiche e resistenze sociali: la sperimentazione istituzionale nella Diocesi di Prato alla fine dell'antico regime, Bologna, Il Mulino, 1986, pp. 11-42; ALBERTO AQUARONE, Giansenismo italiano e Rivoluzione francese prima del triennio giacobino, in Rassegna storica del Risorgimento, a. XLIX 1962), pp. 559-624; MARIO ROSA, Giùrisdizionalismo e riforma religiosa nella politica ecclesiastica leopoldina, in Rassegna storica toscana, a. XI (1965), pp. 257-292; CIRO CANNAROZZI, I collaboratori giansenisti di Leopoldo Granduca di Toscana, ivi, a. XII 0966), pp. 5-59; CHARLES A. BOLTON, Church Reform in 18th Century Italy (the Synod of Pistoia, 1786), The Hague, Martinus NijofT, 1969; GABRIELE TORI, Viva Maria . La reazione alle riforme leopoldine (1790-1799), Firenze, Olschki, 1969; CARLO MANGIO, Politica toscana e rivoluzione. Momenti di storia livornese, 1790-1801, Pisa, Pacini, 1974.
27) RUGGERO NUTI, Toscana e Francia nel 1794 in un carteggio Corsini-Carletti, in Rassegna storica del Risorgimento, a. XXIII {1936), pp. 285-300; ARNALDO D'ADDARIO, / giudizi di due diplomatici toscani sulla Rivoluzione francese del 1789, ivi, a. XLI (1954), pp. 325-333; FERDINAND BOYER, II primo sbaglio diplomatico del conte Carletti, a Parigi (1795), hi Rassegna storica toscana, a. ili (1957), pp. 45-50; ERIC W. COCHRANE, Le riforme leopoldine in Toscana nella corrispondenza degli inviati francesi (1766-1791), in Rassegna storica del Risorgimento, a. XLV (1958), pp. 199-218. Da segnalare il recentissimo saggio di Cosimo Ceccuti sull'atteggiamento diplomatico granducale: COSIMO CECCUTI, La Toscana neutrale davanti a Napoleone, in Nuova Antologia, a. 124 (1989), IL 2170, pp. 354-365.