Rassegna storica del Risorgimento
RIFORMISMO GRANDUCATO DI TOSCANA; RIVOLUZIONE FRANCESE; STORIOG
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1989
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Toscana tra Riformismo e Rivoluzione 457
due ultimi volumi di Settecento riformatore di Franco Venturi.28) Al grande stimolo suscitato dal Venturi hanno risposto nel 1985 il lavoro curato da Tognarini su ha Toscana nell'età rivoluzionaria e napoleonica, e, nel 1986, il bel contributo di Carlo Fantappiè su Scipione de' Ricci. Aggiungiamo anche, nel 1986, la traduzione italiana del lavoro del Pesendorfer su Ferdinando III, lavoro che, per gli anni che ci interessano, appare necessariamente sbrigativo.29)
La pausa di riflessione, necessaria dopo tanto fervore, e le ultime sintesi che abbiamo appena citato, hanno permesso di dare forma, nell'ultimo anno, ad una definizione del giudizio sul riformismo di Pietro Leopoldo che raccoglie oramai il consenso quasi generale. Furio Diaz, sia nel suo intervento al Convegno sui Lorena organizzato dalla Società toscana di storia del Risorgimento, sia, e più, nella sua relazione al Congresso di Milano dell'Istituto per la storia del Risorgimento,30) ha offerto i dati essenziali di tali conclusioni, che fissano nella mancata concessione della costituzione per l'Assemblea nazionale toscana (il testo era stato elaborato tra il 1778 ed il 1782) il limite, anche cronologico, della volontà riformatrice di Pietro Leopoldo. Pur con i difetti che la recente storiografia ha evidenziato, l'opera di Pietro Leopoldo resta validissima fino al penultimo decennio del Settecento, tanto valida da costringere il suo promotore a porsi, seppure senza risolverlo, il problema del limite del riformismo illuminato dei principi.
Il dramma di Pietro Leopoldo un dramma che lo porta negli ultimi anni ad esprimere giudizi pessimistici e assai duri sulla realtà toscana, su uomini e cose che egli aveva pur contribuito a scegliere e a indirizzare ha riaperto un filone di ricerca, quello del rapporto Toscana-Francia negli anni immediatamente precedenti e durante la Rivoluzione, tenendo appunto presente la novità del processo involutivo a cui il Granduca si era votato. Sulla base delle informazioni che Maria Augusta Timpanaro Morelli ha fornito fin dal 1971 sul giornalismo politico a Firenze dal 1766 al 1799,31) ci si deve basare ora sulla realtà della stampa toscana per ricercare e comprendere la dimensione del rapporto tra Francia rivoluzionaria e granducato, e un lavoro di Luseroni, di prossima pubblicazione,32) ci conferma la bontà di questo filone, necessario anche per inquadrare in modo nuovo un personaggio che è di per se stesso l'emblema del rapporto Parigi-Toscana, e cioè Filippo Buonarroti. Ma l'oggetto prin-
28) Vedi nota 20.
29) La Toscana nell'età rivoluzionaria e napoleonica, a cura di IVAN TOGNARINI, Napoli, E.S.I., 1985; CARLO FANTAPPIÈ, op. cit; FRANZ PESENDORFER, Ferdinando IH e la Toscana in età napoleonica, Firenze, Sansoni, 1986 <Wien, 1984).
30 Sono usciti ultimamente solo gli Atti del Convegno toscano (Firenze, Olschki, 1989).
3t) MARIA AUGUSTA TIMPANARO MORELLI, Persone e momenti del giornalismo politico a Firenze dal 1766 al 1799 in alcuni documenti dell'archivio di stato di Firenze, In Rassegna degli archivi di Slato, a. XXXI <1971), pp. 400-471.
32) GIOVANNI LUSERONI, Cronache della Rivoluzione francese. La Gazzetta Universale del 1789, Milano, Franco Angeli. Ringrazio l'autore per avermi fatto vedere il lavoro io bozze.