Rassegna storica del Risorgimento

GIUSTIZIA LIGURIA 1784; PORTO VENERE STORIA 1784
anno <1989>   pagina <461>
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Processo a Porto Venere nel 1784
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rando passate concezioni storiografiche che furono in auge ai tempi in cui si fondavano i criteri della nuova storiografia, presentiamo i documenti così come sono e lasciamo che il lettore, senza la nostra mediazione, ne tragga le conclusioni che vorrà. Per una insignificante pagina di storia di un minuscolo angolo di mondo, la Porto Venere sul cadere del secolo XVIII, rinunciamo al ruolo di storici e lasciamo che il lettore faccia da solo. Gli mettiamo innanzi i documenti di un delitto che potremmo dir da burla se giudicassimo con i nostri occhi, ma pur sempre leggero se lo valutiamo, come far si deve, con il metro del tempo che noi ben sappiamo di dover usare; e lo lasciamo solo. Se li legga e trovi la dimen­sione giusta. In fondo, forse che noi siamo più di lui perché andiamo a scovar vecchie carte e le leggiamo prima e prima le commentiamo? Lavo­riamo da soli. Una indicazione ci sia concessa, se non altro per giustificare il metro. JJ Ancien Regime si chiudeva (ma non si è davvero chiuso) in una realtà sociale della quale il presente processo ci dà un modesto spac­cato. Si ruba un po' d'olio e si mette in moto una giustizia spropositata. Il rito è fine a se stesso, anche se la materia che lo riempie è un delitto . È della giustizia non considerare, come nei peccati del nostro fragile corpo, la parvitas materiae. Ecco i documenti: ciascuno ne tragga l'immagine che crede di un mondo che non è stato né più né meno valido di tutti gli altri che lo hanno preceduto e di quelli che lo hanno seguito e lo seguiranno. Lasciamo da parte le interpretazioni filosofiche della storia. Si resti al piccolo mondo di Porto Venere ed alla sua grande causa per un quarto di barile di olio rubato. C'è tutto: indagine, ricostruzione del delitto , processi verbali, testimoni, interrogatori, arresti, carceri, fuga dalla Torre con le coperte annodate, recinto sacro del convento, condanna in contumacia. Comari, pettegoli, informatissimi, pseudo onesti, furbastri, finti tonti, padroni e servi, ricchi e poveri (ma ricchi per modo di dire in un paese in cui tutti erano poveri). E dunque il caso di dire, con lin­guaggio non paludato, come sulla porta del circo: Signori, entrate che andiamo ad incominciare .
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Ci troviamo innanzi ad un colpo ladresco, perpetrato ai danni di un portovenerino che abitava nell'isola Palmaria ed aveva nel Borgo quella che oggi diremmo la seconda casa ; furto serotino di modesti scalatori di basse finestre.
La notizia dell'incursione nell'abitazione di Antonio Canese aveva subito fatto il giro del paese e l'indomani mattina tutti erano già informati sin nei minimi particolari di quanto accaduto. Anche perché i tre astuti ragaz­zetti che vedremo autori del misfatto avevano cercato di vendere qua e là fiaschi d'olio, senza curarsi di mostrar maniche di camicia grondanti unto, con la solita favoletta della povera madre bisognosa di cure cui facevano finta di credere i vari acquirenti.
Sicché, quando il Podestà chiede al Canese se conosce l'autore del furto questi risponde di non saper indicare nessuno con certezza, ma di