Rassegna storica del Risorgimento

GIUSTIZIA LIGURIA 1784; PORTO VENERE STORIA 1784
anno <1989>   pagina <465>
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Processo a Porto Venere nel 1784
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fiasco d'olio, per sedici soldi, da Agostino Massa, verso il mezzogiorno del 20 aprile. La sera il venditore torna ed offre un secondo fiasco; ma questa volta sia Nicola che suo padre sono presi dagli scrupoli che non avevano avuto qualche ora prima e dichiarano di non voler acquistare olio da figli di famiglia. Come gli altri, ammette di aver avuto notizia del furto d'olio.
Angela Carpena, quarta teste, afferma di aver rifiutato un fiasco d'olio offertole da Agostino Massa. Angela Bastreri, sempre quel fatidico martedì, verso l'ore quattro della notte , quindi attorno alle 23, senti bussare alla porta. Rispose mio marito che vi era e le fu detto da Bernardo Canese sopranominato il Maonese che voleva dirmi una parola, et esso mio marito le soggionse che ascendesse sopra come di fatto venne et ivi gionto mi disse se volevo farle il favore d'andarli a vendere un fiasco d'olio, che avea in bracio, e nello stesso tempo osservai al detto Bernardo, che avea un braccio unitamente alla camicia che scolava olio, et allora mi venne in sospetto che detto olio che avea detto Bernardo fosse stato rubato, e per tal effetto lo licenziai . Anche la brava donna dallo sguardo acuto aveva udito vociferare del furto e dei sospettati.
Subito dopo questa quinta deposizione, si presenta Martino Traverso, il primo dei testimoni, il quale, secondo quanto promesso, presentai penes Curiarn parvam ampholam vitream aliquantulum olei, de quo emptum fuit caenophorum olei a dicto Bernardo Canesio ut asserita in supradicto eius examine ad effectum illud recognoscendi per peritos an sit vel ne equale adhuc adsit in poculo dicti Antonii Canese.
Il corso della giustizia non consente tregua. La domenica pomeriggio è ascoltato un altro teste, Giovan Battista Sturlese. Circa quel tanto, che vengo richiesto posso soltanto deponere, come domenica se non ero delle Palme alla matina andiedi in casa di Antonio Canese [...] quale mi fece vedere una giara da olio di tenuta un barile circa, et era mancante a mio giudicio circa un mezzo quarto d'olio, che non fosse piena . Anch'egli è a conoscenza di quanto dicesi publicamente sulla identità dei presunti ladri. Sulla persona del derubato Antonio Canese, non ci sono dubbi: é uomo di buona voce, condizione, e fama, timorato di Dio, e della giustizia, incapace a dire una cosa che non sia massime col suo giuramento per averlo più volte tratatto, e ritrovato tale, e quale l'ho sopra deposto, e sapere che il detto Antonio poteva avere il detto olio in essa giara come ho veduto . Stessa testimonianza Giacomo Colombo; anche lui aveva visto la giara di tenuta a mio giudicio una barile circa, nella quale gli ne posi un mezzo barille ancor io, et essa giara in esso giorno era mancante circa un mezzo quarto d'olio, che non fosse piena. Anche lui ha udito fare i nomi dei ladri, anche per lui il Canese è quel galantuomo che sappiamo. Terzo testimone dell'udienza, ottavo della serie, è adesso Dome­nico Bastreri, marito di quell'Angela, cui il Maonese aveva chiesto, alle 11 di sera, di andargli a vendere un fiasco d'olio. Il marito ripete quanto già deposto dalla moglie ed aggiunge: io allora le dissi che non volevo che uscisse fuori di notte, e le dimandai se detto fiasco d'olio era di sansa, et esso mi rispose che era cima di giara, e nell'atto che faceva