Rassegna storica del Risorgimento

GIUSTIZIA LIGURIA 1784; PORTO VENERE STORIA 1784
anno <1989>   pagina <468>
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Paolo Emilio Faggioni
venduto due fiaschi: uno a Nicola Ravelli per 24 soldi (e questi aveva invece dichiarato di avergliene dati 16) e l'altro al Quierolo.
Il terzo imputato, il Maonese, è anch'egli minorenne, avrò circa anni diecisette, e di professione è garzone di marinaro pescatore. Il Podestà nomina anche per lui un patrono, che è lo stesso del Massa, ed ascolta un identico racconto. Proprio a lui la Rosina aveva riferito che nella casa di Antonio Canese o sia di Bianchineta vi era del pane, vino farina, e olio, e che essi abbitano su l'Isola, e sicome avevamo molta fame in essa sera che nulla avevo guadagnato mi disposi assieme a miei compagni d'andare in detta casa per cibarsi di qualche cosa . Non trovando pane, si accontentano dell'olio. Entrati che fossimo [...] non trovassimo altro, che una giara, che vi era con dell'olio, et da quella ne portassimo via aminole sei e mezza, e detto mio frattello Matteo ne portò di sua porzione una pentola in casa, che indi fu ritrovata detta pentola con detto olio in nostra casa dal Noncio di questa Curia .
Oltre all'olio, il Maonese sa bene che a casa sua è stato trovato un cavo, o sia bremo. Il Podestà gli chiede allora da chi l'abbia avuto. Il cavo di cui mi dimanda le dirò, come mio frattello nell'estate passata la sera di un giorno portò a casa esso cavo, e disse che essendole stato rubato due remi su il gozzo della sciabega in cui era garzone16) si protestò, che se trovava qualche cosa se lo voleva portare a casa, e avendo ritrovato detto cavo legato ad una pietra in questa spiaggia attacato al gozzo del patron Bernardino Montefinale lo stesso cavo se lo prese e portò a casa .
Terminata la deposizione, il Maonese è rimandato a sua volta in prigione. Ed il Podestà, considerato quanto avevano dichiarato i tre poveri diavoli a proposito della loro informatrice, ordina che anche costei sia imprigionata: mandat et ordinat, prout concessit, et concedit capturam contra dictam Rosinam .
Trascorrono dodici giorni. Nel frattempo, giunge il nuovo Podestà17) ed i quattro se ne stanno chiusi nel carcere. Ma la mattina di martedì 11 maggio, Alberto Montereggio, messo di Curia e carceriere, ha la sgradita sorpresa di constatare che il terzetto maschile ha preso il volo dalle patrie galere. Della Rosina non sappiamo e non sapremo più nulla.
Albertus Monteregius nuncius publicus Communis huius Curiae Portusveneris, et in hac pariter custos carcerimi retulit, et refert mini Notarlo Actuario eiusdem Curiae juramento tactis etc. in omnibus ut infra. D'essermi questa mattina avveduto stati mancati, e fuggiti da queste carceri, de quali sono custode Agostino Massa di Antonio, Matteo, e Bernardo fratelli Cannes! del quondam Domenico stati in esse carceri posti per furto d'oglio da essi commesso a danno d'Antonio Canese quondam alterius, et avendo inteso che li medesimi si sono refugiati sul piazzale della Chiesa
16) Sciabica, la nota tele da pesca.
W Come già è stato detto, il Podestà di Porto Venere restava in carica dal 1 maggio al 30 aprile dell'anno successivo.