Rassegna storica del Risorgimento

GIUSTIZIA LIGURIA 1784; PORTO VENERE STORIA 1784
anno <1989>   pagina <471>
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Processo a Porto Venere nel 1784
Ali
canapi per scalinare con essi la Torre, e ritrovandomi presente a tali dimande, molto lo sgridai. In altro giorno poi intesi che il detto Massa chiamò un patrone fogliano {?), ch'era nel palazzo della spiaggia, e le disse che il Maonese mio figlio li dimandava soccorso, ed esso patrone le rispose che nella notte seguente le avrebbe portata una corda per scalinare la Torre, e non so se passasse un giorno, o più ch'essi se ne fugirono dalle dette carceri. Ho però inteso a dire che la Chenchena (?) nella notte che fugirono essi miei figli}, e Massa, intese fare fracasso sul tetto annesso alla Torre, e che ne possa anche essere informato un guardiano di San Giorgio che non so chi sia, che ritrovava allora in questo luogo, et intesi dire da varie persone che il detto guardiano aveva inteso far rumore sul detto tetto. Posso altresì dire che osservai le mani di Matteo mio figlio sgarbellate, e dimandai al medemo cosa aveva avuto, et esso mi confidò che nel discendere dalla Torre si era sgarbellate le mani nella muraglia sino sul tetto del padron Martino, ove chinai che è quanto posso dire essermi stato dallo stesso confidato.
Dopo la madre, un teste sul quale avevano fatto forse troppo affida­mento, Giacomo Colombo, se la sbriga con una frase destinata a diventare, un paio di secoli dopo, il simbolo d'un costume: Io non so niente di quanto vengo interrogato .
In un giorno successivo, il notaro raccoglie la deposizione di due genovesi, un marinaio e verosimilmente il padrone di una nave sulla quale si era imbarcato il sedicenne Agostino Massa e che doveva trovarsi in quel giorno nel porto. Ambedue individuati dal solerte Alberto Montereggio. Avendo addimandato ad Agostino Massa figlio d'Antonio di questo luogo, come si fosse imbarcato ove son io marinaro, lo stesso mi ha confidato, che si trovava nelle carceri di questi assieme ad altri due suoi compagni per caosa di tenue furto, e che per mezzo di corde se ne fuggì, e che per essere timoroso, e aver paura d'esser di nuovo carcerato s'era cercato da guadagnar qualche cosa, ma dimandatole, ove aveva presa detta corda mi rispose che fece un saccone a binde di modo che pareva corda, e che per mezzo dello stesso si calumò sopra d'un tetto vicino a cui è annesso altro tetto ove è il passalizio delle carceri che è quanto posso dire.
E quindi la volta del padrone Alessandro Pastorino. Ho ritrovato nel mio gozzo Agostino figlio di Antonio Massa di questo luogo, et addi-mandatole se si trovava costì in Genova mi rispose da mesi sei a questa parte all'oggetto di esser fugito dalle carceri ove l'avevano posto per picolo ladroneccio d'ogli fatto unitamente ad altri due ragazzi che poi per mezzo del matarasio volgarmente saccone fatto a binde sono calati sopra d'un tetto, et indi andati nella scalinata de reverendi Padri e poi essersi assentati dal paese, e portatisi in Genova lui e gli altri non saper dove, che è quanto ecc. . A domanda, aggiunge: Io non so altro per esser Genovese, e non esser abitante costì.
La domenica, depone la ventiduenne Caterina Colombo: Io posso solamente dire che ho inteso parlare di questo fatto, et ho sentito dire che sieno usciti questi figliuoli dalla prigione il primo per mezzo del saccone fatto a binde, e che poi sia andato a prendere un cavo e portatolo