Rassegna storica del Risorgimento
GIUSTIZIA LIGURIA 1784; PORTO VENERE STORIA 1784
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1989
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Paolo Emilio Faggioni
alli altri, sia servito per l'altri due, chi sia però io non lo so, sol che questo è quanto ho inteso dire, e di notte non ho sentito niente, e di positivo non so cosa alcuna, solo che per aver sentito dire che non mi ricordo chi sieno per esser qualche tempo .
Il giorno seguente, lunedì 18 ottobre, il Podestà, considerato quanto sino a quel momento emerso, per meglio giudicare sui fatti accaduti, ordina la cattura dei giovani e concede loro tre giorni di tempo per spontaneamente costituirsi. Naturalmente, nessuno si fa vivo. Il successivo 15 novembre, il Messo consegna alle madri degli evasi, personaliter , un secondo precetto. Che ottiene il medesimo risultato.
Ma ecco che tre mesi dopo, il 14 gennaio 1785, Alberto Montereggio si presenta al notaro della Curia e così dichiara: Poco fa sono stato avvertito che alle porte della Torre, Ossian carceri di questa Curia, ero chiamato, et a tale aviso portatomi alle medesme carceri, ho ritrovato dalle porte di suddette Agostino Massa figlio d'Antonio quale mi ha pregato che le aprissi le carceri, che esso voleva in quelle costituirsi, dalle quali li mesi scorsi assieme ad altri suoi colliga se n'era fugito, ma avendo indi considerato il piccolo furto per il quale era stato rattenuto in esse, e riflettendo che potesse esser maggior la pena che meritava per la fuga da esse carceri, che il detto piccolo furto, perciò lo stesso Agostino Massa si è spontaneamente costituito nelle medesime carceri dalle quali aveva preso la fuga, a disposizione di questo Magnifico Fisco .
L'indomani, l'illustrissimo signor Podestà dispone perché il giovane Agostino e dictis carceribus extrai, et in praesentem locum adduci ad effectum eum examinari, et in praesenti causa uti reum constitui in praesentia dicti domini Joannis Baptistae Boxii Notarii eius curatoris . Il che avviene ad opera del nostro Montereggio, sì che poco dopo il reo può essere interrogato.
Interrogatus de eius spontanea constitutione carceribus praesenti loci respondit. Sapendo di aver presa la fuga sino dal mese di maggio p.p. dalle carceri di questo luogo, in quali ero trattenuto assieme a Bernardo, e Matteo fratelli Canesi miei collega perché temevo essere punito per il tenue furto dell'oglio preso nella casa di Antonio Canese, per quale furto con detti miei compagni venivo processato, perciò mi sono nuovamente in esse carceri costituito dalle quali ero fugito [...]. Interrogatus ut dicat causam propter quam fugam eripuit mensis preteritis e dictis carceribus. Respondit. Mi diedi alla fuga colli miei compagni perché temevo esser castigato con una frusta dal ministro pubblico come si diceva e perciò procurai di fuggire dalle carceri. Interrogatus ut dicat modo cum quo fugam eripuit. Respondit. Assieme alli miei compagni missimo le tavole che servono di tavolasso per dormire, e quelle arrivavano al primo volto, e portassimo seco noi il saccone, e capotti, et indi dal primo volto salissimo al secondo, e facessimo il simile, e gionti al secondo in cima della Torre, per mezzo del detto saccone, e delli nostri capotti, agionti, e legati alli merli della Torre mi calomai giù da detta Torre verso il tetto d'essa sino che potei, e perché detti saccone, e capotti non arrivavano al detto tetto mi lasciai cadere in esso, e per Dio mercé non mi