Rassegna storica del Risorgimento

BORSARI LUIGI
anno <1989>   pagina <508>
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Giorgio Franceschinì
Ritornato alla fine di maggio il delegato pontificio conte Folicaldi, sciolti il 3 luglio la Guardia Civica e il Consiglio Municipale, Borsari si dedicò interamente all'insegnamento, alla professione e agli studi, por­tando a termine il trattato sull'enfiteusi, opera unica e fondamentale, di grande chiarezza e dottrina, utilizzabile agevolmente anche oggi da chi deve affrontare aspetti di questo istituto ormai in abbandono.2
Col decreto 1 maggio 1850, il Folicaldi privò Borsari della cattedra e di ogni altro impiego. Turbiglio attribuì la decisione del Folicaldi all'at­teggiamento di protesta del Borsari contro la costituzione del Consiglio di censura e atti discriminatori nei confronti degli ebrei. Sta di fatto che il Borsari, pur essendo un devoto cattolico, aveva alle spalle pesanti compromissioni con idee, uomini e istituzioni democratiche e liberali. Citiamo ancora Turbiglio: che poteva fare il Folicaldi contro quest'uomo idoleggiato dalla sua città, che egli aveva bandito dalla scuola e che prendeva la sua rivincita nel Foro? .
Durò nove anni l'esilio del Borsari nel suo studio professionale ed in questo periodo, nel 1856, pubblicò il volume Giurisprudenza ipotecaria nei vari Stati d'Italia .
Nel luglio 1859 Massimo d'Azeglio, insediatosi a Bologna come Com­missario per l'Emilia, offri a Borsari l'incarico di ministro di Grazia e Giustizia nel Governo provvisorio delle Romagne. Borsari rifiutò preferendo studi e professione e un incarico nella magistratura: divenne, infatti, con­sigliere della Corte d'Appello di Bologna e professore di procedura civile in quella università, incarico che mantenne per due anni.
Un paio di settimane dopo il plebiscito per l'annessione dell'Emilia alla monarchia di Vittorio Emanuele II i ferraresi vennero chiamati nuova­mente alle urne: un corpo elettorale assai ristretto: 3300 elettori pari all'1,50 per cento della popolazione della provincia. Sei deputati vennero eletti: Gherardo Prosperi, Leone Carpi, Carlo Grilenzoni, Francesco Borgatti e Luigi Borsari nel collegio di Argenta e Portomaggiore. Annullata l'ele­zione di Borsari per errori di conteggio durante il ballottaggio, le votazioni vennero ripetute e Borsari riuscì vittorioso contro Carlo Mazzucohi con 264 voti su 278 elettori.
La VII Legislatura ebbe breve vita: 8 mesi e 16 giorni. Borsari, che apparteneva al centro destra cavouriano, prese la parola il 18 ottobre durante la discussione del progetto di legge per l'attuazione dei codici nelle province dell'Emilia. Borsari non condivise il progetto governativo ritenendo che i codici piemontesi non dovessero essere applicati all'Emilia sic et simpliciter.
Finita l'esperienza parlamentare. Borsari tornò alla magistratura e ai suoi studi giuridici. Dalla Corte d'Appello di Bologna passò alla Corte Suprema di Torino poi alla Cassazione di Firenze. Iniziò un periodo fecon­dissimo di ricerche e pubblicazioni: nel 1865, a Torino, venne edito il commento al codice di procedura civile, ripubblicato in due volumi nel
20 II Contratto di enfiteusi venne stampato a Ferrara nel 1850 da Abram Servadio. L'opera si articola in cinque parti: Introduzione storica; l'enfiteusi comune; l'enfiteusi ecclesiastica; l'enfiteusi ferrarese; l'enfiteusi camerale.