Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
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Giovanni Luseroni
giosa presa di posizione contro pregiudizi e leggi secolari, e politicamente sono da collocare nel solco tracciato dai Prolegomeni e dal Gesuita moderno di Gioberti, nel solco cioè di quella critica al gesuitismo, con la quale si attaccava non solo la Compagnia di Gesù, ma anche quelle correnti cattoliche e di opinione che si opponevano alla libertà, alla nazionalità e al progresso civile, in nome di concezioni intolleranti e grettamente conservatrici.
Interessanti, per meglio inquadrare gli orientamenti ideali del lucchese, sono due articoli, apparsi anch'essi su L'Italia, rispettivamente nel gennaio e nel giugno 1848: nel primo avversò il gravissimo tumulto, che il 6 gennaio di quell'anno era scoppiato a Livorno, asserendo, tra l'altro, che l' appello alle passioni umane , contenuto nel bullettino alla macchia che lo aveva scatenato, era veramente .una parodia delli atti della Convenzione francese, e i principi del nostro risorgimento associava visibilmente a quelle memorie di sangue.5* Nel secondo Giorgini manifestò le sue idee sull'ordinamento politico-territoriale che avrebbe dovuto caratterizzare l'Italia dopo il conseguimento dell'indipendenza. Prendendo infatti spunto dalle annessioni attuate dal Piemonte, le condannò, perché queste toglieranno un'altra condizione ugualmente necessaria al successo della lega, la fiducia scambievole tra i collegati , così che i principi delli stati minori vedranno nel regno dell'alta Italia non un puntello fatto per rincalzarli, ma un abisso aperto per inghiottirli .6> Oltre alla sua contrarietà all'espansionismo piemontese, fece trasparire le sue simpatie per una sistemazione dell'Italia in chiave confederale, cioè in una compagine politica che garantisse alla Toscana il mantenimento delle sue peculiarità e del suo granduca, di cui nessuno ha mai dubitato la probità, la mansuetudine la schiettezza a.7) È vero che in questo articolo Giorgini rivolse un appello al Granducato, affinché sempre più si innamori della bellezza sincera che risplende nell'idea dell'Italia una e forte ,8> ma ciò non lo deve far ritenere un unitario; infatti nella pubblicistica ottocentesca non di
cittadinanza, e abilitati all'uso dei diritti civili e politici che ne derivano, è molto
probabile che confusi alla massa della popolazione, avrebbero a poco a poco contratte
le abitudini e gli interessi comuni, e sarebbero rimasti alla perfine assorbiti nella chiesa sotto ogni rispetto prevalente .
5) Livorno, in L'Italia, n. 34, 11 gennaio 1848; per l'attribuzione cfr. A. SIMONI, La vita, dir, p. 17, mentre per gli avvenimenti livornesi del gennaio '48 si veda Q.. LUSERONI, Appunti per una storia del movimento democratico in Toscana, parte II, in Rassegna storica toscana, 1979, pp. 113-156.
6) li Regno dell'Alta Italia, articolo firmato in L'Italia, n. 110, 13 giugno 1848.
T) Ivi. Sappiano continuava ì giornalisti, che se la salute d'Italia costrìngesse la Toscana a separarsi dai suoi principi, la loro memoria sarebbe benedetta e compianta da quanti hanno senso di umanità e di gentilezza: che la Toscana non potrebbe scordare mai il casto e amoroso reggimento, il quale in altri tempi la fece cara e invidiata agli altri popoli della Penisola, e ile sparse di fiori una via che gli altri popoli innaffiarono di sudore e di sangue (Ivi).
*) Ivi.