Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
anno <1990>   pagina <198>
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Giovanni Luseroni
Indicativo di un arretramento di Fabrizi sulle concezioni della nazio­nalità, dell'indipendenza, e della libertà, è il suo libretto Delle eventualità italiane, stampato anonimo a Bastia; in esso, attribuendo a Mazzini ed ai suoi seguaci (in verità a tutti i democratici) la responsabilità del fal­limento del riformismo prequarantottesco33) ed accusandoli di essere stati fra le cause politiche dell'esito infelice della campagna del 48 ?*) si soste­neva che per fondare la sincera e durevole libertà della patria era indispensabile condizione... la reciproca fiducia tra principe e popolo ,35) per cui veniva assegnata una funzione preminente nella dirigenza del moto nazionale ai governi della penisola, più precisamente a quello piemontese, napoletano e toscano. Quest'ultimo pur se restaurato mostrossi avverso al sentire italiano, e troppo studiosamente si accostò all'Austria, tuttavia riordinò le patrie milizie, e finalmente potè allontanare le straniere, quasiché volesse lasciarsi una via aperta per riformare lo Stato su norme più nazionali ?Q Una tale impostazione verticistica del problema italiano portava il còrso a concepirne la soluzione in termini non solo diploma­tici,37) ma anche confederali. Infatti a suo parere, una volta attuata la restrizione dello Stato pontificio, per quanto riguardava il territorio e le funzioni (politiche, e tratteggiata la sfera all'interno della quale la Chiesa poteva svolgere il proprio magistero nella società civile,38) l'Italia doveva
ma si vedano anche le obiezioni di S. CAMERANI, I moderati toscani e il decennio di preparazione: a proposito di uno studio recente, in II Risorgimento, 1953, pp. 90-99, e la replica di P. ALATRI, Ancora de 7 moderati toscani nel decennio di prepa­razione, Ivi, 1953, pp. 185-187. Per la frattura tra Ricasoli, Lambruschini e Salvagnoli, da una parte, e il gruppo di Capponi, dall'altra, si veda il mio contributo La stampa clandestina in Toscana (1846-47). I butlettini, Firenze, Olschki, 1988, pp. 70-79.
33) Sul cadere del 1847, gl'impazienti, eccitati dagli ambiziosi, e dai mazziniani che già speravano volgere a loro prò la pacifica agitazione, procuravano precipitare il corso degli eventi, in specie a Roma e a Livorno. {Delle eventualità italiane. Considerazioni politiche, Bastia, C. Fabiani, 1856, p. 8).
34) I maneggi del partito mazziniano contro i Piemontesi che chiamava soldati regi avevano fomentato la diffidenza tra essi e Lombardi, mentre nel resto della Penisola suscitava nuove agitazioni ed inopportuni tumulti {Ivi, p. 13); per un'altra critica a Mazzini si veda anche Ivi, p. 99: il partito mazziniano non avendo virtù di astenersi, diventa il maggiore ostacolo al risorgimento d'Italia; perché scinde la parte nazionale, disgrega gli animi e le volontà, fornisce argomenti e pretesti al mal volere de' principi e de' governi europei, fa trepidare gli onesti e i meno animosi, allenta i vincoli sociali e i più essenziali ordigni governativi, ingenera lo spavento dell'anarchia e cosi spinge i popoli affannati ad invocare la nuda forza che li protegga .
35) Ivi, p. 166. 30 Ivi, p. 164.
37) Cfr. Ivi, cap. V, pp. 178-190.
3*) Ivi, pp. 25-52. Quanto Fabrizi sentisse impellente la riforma politica degli Stati pontifici, Jo possiamo vedere anche da una sua lettera a R. Castinelli, 28 dicem­bre 1857: La idea espressa dal Rossi di circondare di libertà il centro del Cattolicesimo