Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
anno <1990>   pagina <201>
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Sull'annessione della Toscana
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via delle libere istituzioni, solo fra tutti seppe conservarle, e con senno maturo esercitarle e secondarle. Quivi fra principe e popolo è corrispon­denza d'affetto; per l'uno e per l'altro sono interessi proprii gli interessi italiani. In sostanza si incitava a lavorare (ma non si diceva in che ma­niera) per indebolire i governi di Toscana, di Roma, di Napoli, di Parma e di Modena e per, alla prima propizia occasione di guerra all'Austria, abbatterli irremissibilmente ; infine,
supposta compiuta la .prima fase della rivoluzione, il Piemonte prenderebbe o non prenderebbe l'iniziativa della seconda fase e della guerra. Nel primo caso i governi provvisori creati negli Stati in rivoluzione dovrebbero darsi al Piemonte senza condizioni: il partito nazionale intanto dovrebbe, preparando le forze, affe­zionare gli animi al nuovo reggimento, e professare che nell'impossibilità presunta dì ottenere l'unità assoluta, è mestieri toglier di mezzo quelle più che si possano delle frazioni in cui si divide l'Italia, facendone aggregati più grandi e più forti, fino a creare il fatto della unità.44*
Ci siamo soffermati su questi bullettini alla .macchia perché ci sem­brano indicativi (la cautela è d'obbligo, visto che il decennio preunitario, per quanto riguarda i movimenti toscani di opposizione, è in buona parte da esplorare) del formarsi del Granducato, sia di un terreno fertile su cui la Società Nazionale potè innestarsi,45) sia di una componente moderata che si differenziava e contrastava, facendone risaltare ancor più i conno­tati conservatori, quei moderati tradizionali rappresentati da Lambruschini, Ridolfi, Galeotti, Capponi, Giorgini ed altri del loro entourage, fra cui pos­siamo annoverare homines novi come Salvaglieli e ormai anche Fabrizi, che incarnavano la classe dirigente del paese. Questi ultimi, esponenti o portavoce del notabilato e del partito terriero e finanziario, per le loro vedute aristocratiche ed elitarie, per il loro attaccamento allo Stato tosca­no ed ai Lorena, in genere ridussero la loro azione politica, durante il decennio preunitario, in modo tale, da farla diventare passiva aspettazione che si realizzasse il pio desiderio della conversione di Leopoldo II alla causa nazionale. Non desta quindi meraviglia che siano stati sorpresi dalle agitazioni popolari che portarono al 27 aprile 1859, né che fino all'ultimo abbiano cercato di salvare 'la dinastia lorenese.46)
**) N. I. Programma per la formazione, cit., passim.
45) Sui moderati tradizionali della Toscana si vedano E. SESTAN, La Destra toscana, in Rassegna storica toscana, 1961, pp. 217-236, ora in E... SESTAN, La Firenze di Vieusseux e di Capponi, a cura dì GIOVANNI SPADOLINI.,/Firenze, Le Monnier, 1986, pp. 155-179, e S. SOLDANI, / moderati toscani dalla Restaurazione alla caduta della Destra storica, in Lezioni di storia toscana, Firenze, Le Monnier, 1981, pp, 40-91.
46) Si veda ad esempio l'Indirizzo, In data 27 aprile 1859, di C. Rldolfì al granduca, affinché abdicasse in favore del figlio Ferdinando, che doveva prendere parte alla guerra d'indipendenza , riportato da E. RUBIERI, Storia intima della Toscana dal 1 gennaio 1859 al 30 aprile 1860, Prato, Alberghetti, 1860, pp. 385-387, e 11