Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
anno <1990>   pagina <202>
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Giovanni Luseroni
Ma allora come si può spiegare il loro approdo alla soluzione annes­sionista, dal momento che, dopo la cacciata del granduca, furono favore­voli o all'autonomia della Toscana, o alla formazione di un regno del­l'Italia centrale? Il fatto è che, passato lo sbandamento iniziale, alcuni di questi moderati tradizionali cominciarono a rendersi conto sia che, per essere in consonanza con i processi idi modernizzazione in atto in Europa, era necessaria la fine della frammentazione della penisola in Stati regio­nali**) sia che, di fronte alla diplomazia delle cancellerie delle potenze egemoni, di cui gli accordi di Villafranca erano un'espressione, si doveva ragionare in termini di grandi problemi, mentre altri, vista la possibilità o di un ritorno dei Lorena, che avrebbe scatenato -reazioni imprevedibili all'interno ideila Toscana,48) o di entrare nell'orbita d'influenza francese, a poco a poco, dopo un sofferto travaglio ideale, sotto l'abile e ferma guida di Ricasoli, sì convertirono alla politica unitaria.
Non è stato volutamente annoverato, tra quelli che abbiamo chia­mato moderati tradizionali, il barone di Brolio, perché rappresenta un caso a sé; senza entrare nel merito delle sue posizioni intorno alla questione
timido tentativo di B. Ricasoli verso B. Bartolini Bardelli ( Maggiordomo di Corte >/), 24 aprile 1859, in Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., voi. VI, 1953, pp. 267-268; [C. DE LAU-GIER], Guerra, durata. A chi la vittoria? Riflessioni e moderati presagi d'antico soldato napoleonico, Livorno, Fabbreschi, 1859.
47) Ma oltre a ciò vi è una ragione preponderante contro il sistema se­paratista, cioè la ragione economica. Il tempo dei piccoli Stati è finito, perché ridotta l'arte di Governo ad una questione di finanza: o bisogna che i piccoli Stati rinunzino ai benefizi della civiltà moderna, o bisogna che si sobbarchino a spese inevitabili, sempre superiori alle .proprie risorse ; scartando poi l'ipotesi di un Regno dell'Italia Centrale , si affermava che non vi era altra possibilità che quella di riunire tutte le province emancipate dal giogo e dall'influenza dello straniero, sotto lo scettro nazionale e consentito da -tutti gl'Italiani della augusta Casa di Savoia, sola Casa Italiana sopravvissuta alle vicende dei tempi. La forma che conviene a tutte le province non è quella di una confederazione di Stato, non è nemmeno quella di una unità fattizia centralizzatrice, e (come direbbesi) alla Francese; ma quella di uno Siato Confederato, nel quale potrebbero svolgersi senza detrimento della forza militare, il genio, la vita, le tendenze, e le tradizioni proprie alle diverse province che ne farebbero parte {Lettere e documenti, cit., voi. Ili, 1-888, pp. 118-119, nota; riprodotta in Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., voi. Vili, 1956, pp. 221-225, nota 1). L'autore di questa lettera, 20 giugno 1859, a lohn Russell, è attribuita dai curatori delle Lettere e dei Carteggi a L. Galeotti, che si dice d'accordo con G. Capponi, Neri Corsini, V, Saivagnoli, C. Matteucci ed altri amici . L'attribuzione mi sembra fortemente plausibile se si cfr. L. GALEOTTI, L'Assemblea toscana, Firenze, Barbèra-Bianchi e e 1859, p. 42, nota 1: Queste ragioni [che la Toscana non basta altrimenti a sé stessa né per l'interno né al di fuori (p. 41)] le svolsi con certa ampiezza fino dal giugno in una lettera privata ad un insigne uomo di Stato d'Inghilterra .
48) Si vedano ad esempio gli accenni alla paura di essere scavalcati dal demo­cratici, come nel '4849, in M. TABARRINI, Diario, cit., passim, e in Carteggi di Bettino Ricasoli. cit., voi. Vili, passim.