Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
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1990
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Sull'annessione della Toscana
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nazionale prima del '59, possiamo dire che tra costoro fu antesignano dell'unità*) ma le sue idee non ebbero quei tratti decisi che abbiamo riscontrato nei bullettini clandestini qui citati, né si tradussero in atti palesemente contrari al granduca; fu cioè un unitario soprattutto in senso ideale, mentre lo divenne in concreto dopo la fuga di Leopoldo II, con una presa di coscienza, che Giorgini così bene descrisse, quando rimproverò ad Aurelio Gotti, di non averla colta nell'introduzione al III volume di Lettere e documenti: l'introduzione infatti manca di un
momento, dirò così, psicologico nel quale l'Unità d'Italia, veduta prima dal Rica-soli e dagli amici di lui come un ideale vagheggiato nello sfondo di un avvenire più o meno lontano, divenne per lui uno scopo pratico ed immediato perseguito poi con un ardore di fede che andò crescendo in ragione della resistenza incontrata, e che non posò finché lo scopo non fu raggiunto. Questo passaggio, questa evoluzione del suo pensiero politico, non avvenne così presto come quello che tu dici farebbe credere.50)
In sostanza, se l'idea unitaria in Ricasoli maturò progressivamente in mezzo a comportamenti ed a riflessioni contradditorie,51) tuttavia, dopo il 27 aprile, egli fu certamente, tra i moderati tradizionali toscani, quello che subito e con più decisione e lungimiranza spinse per l'annessione al Piemonte, diventandone il grande stratega.
Quando, ad esempio, il 3 settembre 1859 Vittorio Emanuele accolse il voto d'annessione formulato dall'Assemblea toscana il 20 agosto, il barone di Brolio si comportò come se fosse stato accettato e diede l'ordine di festeggiare l'evento,52) prima che gli giungessero le lettere di Massari e di
*) Sull'unitarismo di Ricasoli si vedano C. PISCHEDDA, Appuntì ricasoliani (1853-1859), in Rivista storica italiana, 1956, pp. 37-81, ora in C. PISCHEDDA, Problemi dell'unificazione italiana, Modena, Società tipografica editrice modenese, 1963, pp. 271-321, e C. PAZZAGLI, Prime note per una biografia del barone Ricasoli, in Studi di storia medievale e moderna per Ernesto Sestan, II, Età moderna, Firenze, Olschki. 1980, pp, 903-956, ora in Ricasoli e il suo tempo. Atti del Convegno internazionale di studi ricasoliani (Firenze, 26-28 settembre 1980), a cura di G. SPADOLINI, Firenze, Olschki, 1981, pp. 233-292.
50) G. B. Giorgini ad A. Gotti, 12 luglio 1888, in Cinquantasette lettere, cit., p. 31.
51) C. PISCHEDDA, Problemi dell'unificazione, cit., p. 321.
52) Sui festeggiamenti a Firenze, per il successo della deputazione toscana a Torino, si veda La Nazione, n. 48, 4 settembre 1859. In verità però nel proclama, che annunciava l'evento, si asseriva che Vittorio Emanuele ha accolto i voti, ma anche che, forte dei diritti che da questi gli derivano , avrebbe propugnato la causa dei toscani innanzi all'Europa {Ivi, n. 49, 5 settembre 1859); si riconosceva insomma che il re del Piemonte si sarebbe fatto paladino della causa toscana, i destini della quale erano però nelle mani delle potenze europee. Per avere un'idea di quanto Ricasoli fu contrariato dall'esito dell'ambasceria a Torino della deputazione dell'Assemblea toscana, si veda la sua lettera a G. Fabrizi, 7 settembre 1859, in Carteggi di Bettino Ricasoli, eh., voi. IX, 1957, pp. 214-217.