Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
anno <1990>   pagina <204>
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Giovanni Luseroni
Fabrizi, i quali, consigliati da Cavour, gli avevano suggerito che la inter­pretazione delle parole del re doveva essere la più lata possibile ed inoltre essere prontamente avvalorata dagli atti del Governo toscano. a>
Più tarda fu invece la conversione di Giorgini e di Fabrizi all'unità; infatti il primo diventò unitario in concomitanza con le prime discussioni all'Assemblea toscana, con un cambiamento tanto repentino, ed evidente­mente tanto imprevisto, che fece irritare, come abbiamo visto, l'amico Marco Tabarrini.54* Ciò avvenne probabilmente in virtù di considerazioni simili a quelle contenute nel rapporto che l'avvocato lucchese lesse intomo alla proposta di Mansi e di Massei, relativa alla fusione del Granducato col Piemonte, rapporto in cui, senza entrare nel merito di quale ordina­mento statale, se unitario o federale, fosse migliore, venne proposta l'aggre­gazione dei piccoli Stati al regno sabaudo per i seguenti motivi: i progetti di confederazione avevano mostrato la loro inconsistenza nel '48-'49; la Toscana lasciata a se stessa non avrebbe potuto neanche esser certa di costituirsi in modo atto ad assicurare l'ordine interno , perché il concetto, e il proposito dell'unione si è in Toscana identificato col senti­mento Nazionale ; l'unificazione politica era sinonimo di prosperità e di grandezza.55)
Anche l'avvocato còrso il 20 agosto 1859 votò senza tentennamenti a favore dell'unione col regno di Sardegna,56) ma alla fine di maggio, pur consapevole che la dinastia lorenese rappresentava un grosso ostacolo alla concretizzazione di progetti confederali, aveva ritenuto ancora ragione­vole la tesi dell'Italia tripartita ; inoltre, sempre in quel lasso di
53) Per la lettera di Massari e dì Fabrizi si veda Appendice, documento (d'ora in avanti App., doc.) I e II. Da notare che la missiva di Massari integra quanto annotò nel suo Diario dalle cento voci. 1858-1860, a cura di EMILIA MORELLI, Bologna, Cappelli, 1959, pp. 353-354.
54) Oltre a quanto già segnalato nella nota 14, troviamo conferma di questo mutamento improvviso nelle parole che, secondo Massari, il professore lucchese gli rivolse in occasione dell'arrivo della deputazione toscana a Torino: siamo in un sogno luminoso, ma sarà sogno? il dubbio è amatissimo. La Toscana ha perduto fiducia nella sua stella: vuol esser parte di un gran tutto. Ero avvertissimo all'unione: oggi non veggo altro. L'antica Toscana è disfatta (G, MASSARI, Diario, cit,, p. 353).
55) cfr. Rapporto sopra la proposta del Deputato March. Girolamo Mansi ed altri, e del Deputato Massei letta dal Deputato Prof. Giov. Battista Giorgini commissario relatore nella tornata del 20 agosto 1859, in Atti dell'Assemblea toscana ed altri documenti relativi alle sue deliberazioni del 16 e 20 agosto 1859, Firenze, Stamperia governativa, 1859, pp. 165-176.
56) Ieri Mordini votò con noi tutti per l'unione. Montanelli disse che per impegni presi si sarebbe astenuto dal venire alla seduta. Tutto andò benissimo, e con piena concordia (G. Fabrizi a P. Folini, 21 [agosto] 1859, in BLL, Aut, B, ad nomen, bis, 68, inedita).
57) Ma se Napoli entra nella lega risolutamente, mandando 50.000 uomini in Lombardia, non so come si possa pensare all'unità, e torno allora all'idea più ragionevole dell'Italia tripartita. Resta l'imbarazzo della Dinastia <G. Fabrizi a B. Rica-soli, 27 maggio 1859, in Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., voi. Vili, .p. 119).