Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
anno <1990>   pagina <205>
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Sull'annessione della Toscana
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tempo, si era defilato di fronte a delle proposte per coinvolgerlo nell'atti­vità diplomatica del governo provvisorio.58) Fu solo quindi intorno ad agosto che Fabrìzi divenne partigiano dell'annessione e, di conseguenza, accettò di lavorare in suo favore, sostituendo Carlo Matteucci come inviato to­scano alla Corte di Torino.59) Schivo, riservato, intelligente, si dimostrò un così fedele interprete ed esecutore degli intendimenti di Ricasoli, e non di Ridolfi da cui dipendeva/* che, quando vide la 'luce il famosissimo opu­scolo Le Pape et le Congrès, fu, insieme a Giorgini, inviato dal barone di Brolio a Parigi, per sondare le reali intenzioni dà Napoleone III e per far presente, tra l'altro, che, se si fosse formato uno Stato nuovo nell'Italia centrale sotto lo scettro di un sovrano non ben definito, sarebbero sorti imbarazzi e pericoli anche dal punto di vista della tranquillità gene­rale ; infatti sarebbe stato difficile conciliare la suscettibilità e la gelo­sia di tutte le grandi Potenze nella scelta del Candidato al nuovo Regno .; inoltre i popoli dell'Italia Centrale si erano adoperati per portare a pratica applicazione il voto di annessione al Piemonte; infine, avversando i desideri più vivi delle popolazioni e contraddicendo ai loro voti più ardenti , sarebbe stato incombente il pericolo di turbamenti e d'agitazioni
58) Cfr. Ivi, p. 144 (G. Fabrìzi a B. Ricasoli, 31 maggio 1859) e p. 213 (G. Fabrìzi a B. Ricasoli, 18 giugno 1859).
55) Cfr. Ivi, voi. IX, p. 132 (G. Fabrizi a B. Ricasoli, 23 agosto 1859), p. 133 (G. Fabrizi a B. Ricasoli, 23 agosto 1859, alle 10 di sera) e pp. 134-135 (B. Ricasoli a G. Fabrizi, 24 agosto 1859).
6) In effetti Fabrizi era alle strette dipendenze del Ministero degli esteri, a capo del quale era Ridolfi, che cosi tratteggiò gli scopi a cui doveva mirare l'avvocato còrso: e perché avvenga la nostra unione non al Piemonte, ina ad un forte Regno costituzionale dell'Alta Italia, perché la nostra dedizione non sia fusione, perché in una parola si realizzi il ponderato e avveduto voto dell'Assemblea, molte cose occorreranno, che vogliono trattative e cure pazienti, alle quali non è atto il Matteucci, e forse il Fabrizzi [sic] sarebbe più idoneo (C. Ridolfi ad U. Peruzzi, 1 settembre 1859, M RAFFAELE CIAMPTNT. / toscani del '59, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1959, p. 53). Fabrizi invece si comportò come se fosse un agente di Ricasoli; infatti, quanto contenuto nei dispacci ufficiali, veniva riportato in lettere riservate al barone di Brolio. Si noti, ad esempio, che la relazione sugli avvenimenti del 3 set­tembre 1859 (cfr. Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., voi. IX, pp. 206-209, nota) fu inviata al Ridolfi il giorno dopo la lettera in App., doc. II. Ciò la dice lunga sulla nota diffidenza e differenza di vedute all'interno del governo provvisorio della Toscana, e la dice altrettanto lunga sulla dittatura, non solo morale, di Ricasoli sul lavorio per l'unificazione, dittatura che costui esercitava, in base alla concezione che la storia è opera degli eroi e delle grandi personalità, e che trovava giustificazione nel fatto che ormai alle discussioni si dovevano sostituire atti concreti. Anche per questo, C. Matteucci, insigne scienziato, diplomatico irruente-, passionale ed incauto, ma soprat­tutto in odore di sostenere tesi non proprio annessioniste, che il dittatore toscano era sempre più deciso a spazzare via, fu rimpiazzato da Fabrizi. Su questa epurazione si vedano le appassionate lagnanze del forlivese a B. Ricasoli, 28 agosto 1859, In Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., voi. IX, pp. 162-163.