Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
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1990
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Giovanni Luseroni
formazioni trasmesse a Ricasoli, non dico che fossero errate, ma davano l'impressione di una situazione diplomatica inestricabile, soprattutto per ia irresolutezza e l'eccessivo patteggiamento dei governanti piemontesi; insomma, il suo modo di approccio, che potremmo definire aristocratico, agli ostacoli, che si frapponevano al processo di unificazione, gli creava difficoltà a comprendere i sottili giochi diplomatici e gli interessi reconditi delle grandi potenze europee.
In verità Giorgini con l'andar del tempo, anche se rimase in attrito con Massari67) e decise che non era opportuno andare a Parigi con Fabrizia diventò più cauto, perché evidentemente prese coscienza che la soluzione del problema italiano non dipendeva solo dalla volontà dei toscani e dei piemontesi, ma anche dal dipanarsi delle trame intrecciate dai governi inglese e francese, per cui era necessario tener conto dei loro propositi ed incunearsi negli spazi che questi lasciavano aperti; scriveva infatti:
crederei dunque che non si dovesse far resistenza, qualora una seconda votazione ci fosse chiesta, ma piuttosto adoperarsi perché si facesse nel modo più semplice; sia dalia vecchia Assemblea, sia dai deputati eletti per il Parlamento generale. Ma credo altresì che qualora la Francia insistesse per la convocazione di una nuova Assemblea, eletta ad hoc, bisognerebbe adattarsi, e che tu non faresti difficoltà.)
Forse gli atteggiamenti critici del professore lucchese avranno anche aizzato Ricasoli,70) ma quest'ultimo era già irritato dallo sviluppo degli avvenimenti e dall'altalena delle notizie e dei suggerimenti sul da farsi, tanto da strigliare ben bene i due inviati quando, ancora contrario ad indire nuove elezioni, venne a conoscenza che Napoleone III imponeva addirittura il suffragio universale.71)
67) Si veda ad esempio ciò che annotò Massari sul risentimento di Giorgini, quando quest'ultimo venne a conoscenza che Cavour inviava Massari da Ricasoli per convincerlo ad accettare una seconda votazione .(cfr. G. MASSARI, Diario, cit., p. 485). In verità questa scelta cavouriana era un palese atto di sfiducia nei confronti dei due inviati toscani 1 Ma si vedano anche i negativi apprezzamenti su Giorgini che aveva in precedenza formulato Massari a Ricasoli, 27 gennaio 1860, in Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., voi. XI, pp. 330-331.
68) Cfr. G. Fabrizi a B. Ricasoli, 4 febbraio 1860, App., doc. XIV, B. Ricasoli a G. Fabrizi, 5 febbraio 1860, e B. Ricasoli a G. B. Giorgini, 6 febbraio 1860, in Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., voi. XI, 1960, rispettivamente a p. 40 e p. 46.
0 G. B. Giorgini a B. Ricasoli. 5 febbraio 1860, Ivi, p. 40.
70) Per le accuse a Giorgini, rivolte da Cavour e da Massari, di aizzare Ricasoli, si veda G. MASSARI, Diario, cit., pp. 481-482.
71) B. Ricasoli a G. Fabrizi, 8 febbraio 1860, in Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., voi. XII, pp. 51-52; la notizia della nuova posizione francese era stata comunicata da L. Incontri a C. RidolJÌ, 7 febbraio 1860, Ivi, p. 50, nota 1.