Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
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1990
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Sull'annessione della Toscana
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Fabrizi invece, a differenza del compagno, mostrò maggiore equilibrio e senso diplomatico, qualità che lo avevano fatto apprezzare durante la sua missione a Torino dal settembre al dicembre 1859.72)
Costui infatti, fin dal suo arrivo nella capiale degli Stati sardi, diede fiducia a Cavour reputando ch'egli debba volere e non possa volere altro che l'unione e che la difficoltà starà nell'uso dei mezzi per raggiungerla più sollecitamente; quanto poi all'alternativa se rompere gli indugi e proclamare ad un tratto arditamente l'unione , esponendosi così ad un intervento austriaco senza la speranza di essere armata mano soccorsi da Francia e Inghilterra , o se scegliere il gradualismo, vedeva nel nuovo presidente del Consiglio piemontese un sostenitore della seconda opzione e tutto sommato lo approvava.73)
In merito poi ad una nuova votazione, che sancisse definitivamente la volontà dei toscani all'unione, l'avvocato còrso si mostrò d'accordo col Giorgini, cioè che converrebbe radunar l'Assemblea, esporre lo stato delle cose, dichiarare che il governo intende procedere immediatamente alle nuove elezioni per il Parlamento nazionale, e invitarla a sciogliersi per far luogo a quello .74> A Fabrizi infatti non sembrava contrario alla dignità della Toscana, né sconveniente che i nuovi deputati prima di partire per Torino si radunino a Firenze, e dichiarino di confermare i voti già espressi , tanto più. che sarebbe stato impolitico contrastare ai desideri dei due grandi protettori della causa italiana.75) L'inviato del governo toscano si adoperò insomma attivamente per mediare e per appianare i noti contrasti sorti tra Cavour e Ricasoli sul come approdare all'annessione e sollecitò spesso il dittatore della Toscana ad abbandonare le sue intransigenti posizioni contrarie ad un nuovo voto, facendogli balenare sistematicamente la possibilità che la Francia e l'Inghilterra chiudessero quei margini di manovra, all'interno dei quali era diventata matura la realizzazione dell'unione al Piemonte. Quando infine Fabrizi giunse a Parigi, dove godeva di una certa fama per essere stato tradotto in francese il suo libretto del '56,76) continuò a stimolare Ricasoli ad andare avanti senza esitazioni verso lo scopo prefisso, anche accettando il suffragio universale, che pure definiva questione arduissima T?) e che come lui avrebbe respinto, se Francia e Inghilterra si fossero, come pareva, trovate d'accordo a lasciar fare ai toscani.78) Contrario quindi al plebiscito, ma persuaso
72) Cfr. G. MASSARI, Diario, cit., pp. 354-499; per valutare l'operato di Fabrizi si vedano anche le sue lettere a Ricasoli e a Ridotti, in Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., voli. IX, X, XII, passim.
73) G. Fabrizi a B. Ricasoli, 20 gennaio 1860, App., doc. V.
74) G. Fabrizi a B. Ricasoli, 31 gennaio 1860, App., doc. XII.
75) G. Fabrizi a B. Ricasoli, 4 febbraio 1860, App., doc. XIV.
76) G. FABRIZI, L'Italie après la guerre, Paris, Didier, 1859, preceduta da una introduzione dì Martin Doisy in data 12 maggio 1859.
77) G. Fabrizi a B. Ricasoli, 17 febbraio 1860, in Carteggi di Bettino Ricasoli, cit., voi. XII, p, 119.
78) G. Fabrizi a B. Ricasoli, 16 febbraio 1860, Ivi, p. 114.