Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
anno <1990>   pagina <210>
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Giovanni Luseroni
che era ormai necessario per troncare definitivamente le ultime resisten­ze imperiali all'annessione,79* suggerì, per evitare quello che i moderati tradizionali toscani ritenevano una limitazione del loro ruolo dirigente e un ridimensionamento della loro convinzione di incarnare i voleri popo­lari, il seguente .procedimento sulle modalità di attuarlo: convocata l'at­tuale Assemblea ed informata dal governo dello stato delle cose, uno o più deputati, anziché il Governo stesso, dovrebbero proporre che prima di procedere alle nuove elezioni, in tutte le Comunità della Toscana si apris­sero Registri nei quali tutti i maggiori di età per si e per no dichiarassero la volontà loro intorno all'unione. * Ma anche questo escamotage fallì, perché ormai i giochi erano fatti, come di lì a poco riconobbe Fabrizi, che con la consueta eleganza e modestia così annunciò la fine -della sua mis­sione:
Cavour ha parlato chiaro nel suo dispaccio al Nigra, i concerti sono ormai presi tra Torino e Firenze, e un'azione separata della Toscana qui non avrebbe più autorità al punto cui son giunte le cose. Quindi mi pare che tu non debba più aver motivo per desiderare ch'io resti qui. Tutto quel che potevo fare per per­suadere questi signori delle ragioni che ci hanno indotto a voler l'annessione l'ho fatto. M>
Si arrivò dunque in Toscana al plebiscito,82) che sancì la fine della secolare autonomia del paese grazie anche all'impegno profuso in favore dell'annessione di gran parte della classe dirigente toscana, conservatori inclusi.83) E qui sta il grande acume tattico e il capolavoro politico di Ricasoli, cioè nell'aver saputo guidare, aiutato da preziosi collaboratori come Giorgini e soprattutto Fabrizi, la Toscana, rimettendo in gioco i moderati tradizionali, che prima e subito dopo il 27 aprile 1859 sembravano ormai tagliati fuori dalla lotta politica; costoro infatti, anche i più riottosi, furono spinti dalla risolutezza e dalla chiarezza d'intenti del barone di Brolio ad abbandonare la sterile ed obsoleta difesa dell'autonomia del Granducato, di modo che, impegnandosi per l'unità, furono in grado di gestirne i processi e di mantenere la loro egemonia.
GIOVANNI LUSERONI
79) G. Fabrói a B. Ricasoli, 17 febbraio 1860, Ivi, p. 119.
* G. Fabrizi a B. Ricasoli, 24 febbraio 1860, App., doc. XX.
*>) G. Fabrizi a B. Ricasoli, 10 marzo 1860, App., doc. XXI.
ft2) Sul voto per l'annessione si veda A. SALVESTRINI, // movimento antiunitario in Toscana (J859-1866), Firenze, Olschki, 1967, pp. 1-104, e N. DANELON VASOLI, II plebiscito in Toscana nel 1860, Firenze, Olschki, 1968.
**) G. MASSARI, Diario, eh., p. 503: Alle 11 [9 marzo 1860] vado da Talleyrand: mi chiede di Firenze. Io gli faccio il quadro, e lo assicuro che i conservatori per paura dell'anarchia voteranno per l'annessione.