Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
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1990
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Sull'annessione della Toscana
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sentemente questo. La Francia propone (come ho detto) per la prima cosa che la Toscana sia di nuovo chiamata a pronunziarsi per mezzo di suffragio universale tra i due partiti che sarebbero proposti alla sua scelta: autonomia o annessione. Qualora si decidesse per l'Autonomia una seconda votazione sarebbe necessaria per la scelta di un re; e questa votazione dovrebbe farsi parimenti a suffragio universale per si o per no sopra un candidato che sarebbe proposto dalle potenze. Qualora invece prevalesse il partito dell'annessione la Francia esigerebbe la cessione della Savoja. La nota francese insiste molto sulla pretesa esistenza di un forte partito in Toscana contrario all'annessione. Si pretende anche a Parigi che il Barone Ricasoli abbia detto che la Toscana chiede il più per ottenere il meno. Vorrebbe finalmente la Francia che qualora di nuovo scoppiasse la guerra, l'Inghilterra s'impegnasse a cooperare anche militarmente colla Francia. Il governo inglese avrebbe presentato un contro progetto (questo risulta dalla corrispondenza confidenziale di Lord Russell col ministro inglese a Torino che abbiamo avuto sott'occhio). Il contro progetto ammetterebbe la seconda votazione toscana purché non si facesse per suffragio universale.
Quanto alla Savoja proporrebbe ch'ella fosse piuttosto ceduta alla Svizzera e neutralizzata. Quanto alla cooperazione militare declinerebbe per ora qualunque impegno positivo. In mezzo a tutto questo mi pare si possa concludere che se la Francia e l'Inghilterra hanno a mettersi d'accordo noi non usciremo probabilmente tanto presto dalle presenti nostre incertezze: a meno che il Piemonte non si risolva a troncare gli indugi con una di quelle iniziative che di fronte a politiche esitanti e discordi, acquistano forza ed autorità dallo stesso loro ardimento. Ma bisognerebbe per questo che il Piemonte ardisse di fare un passo da sé, o come si dice dei bambini, di staccarsi. Il conte di Cavour avrà egli questo coraggio? Io non mancherò di ripetere che a questo lo conforta il governo toscano, e il consiglio e l'esempio tuo. Dico l'esempio perché veramente la politica toscana e tua è stata la più indipendente, la sola indipendente politica italiana. Pare impossibile! La Toscana è andata sempre per la sua strada, senza guardare né a diritta né a sinistra, andata allo scopo che s'era prefisso: ha sentiti tutti i consigli senza credersi obbligata da nessuno: e non ha davvero ragione di pentirsene. Come mai il Piemonte non ardirebbe nemmeno tentare quello che alla Toscana è così bene riuscito! Credi, Betto mio, ch'io mi sento qui superbo d'essere Toscano, e di rappresentare il governo toscano e mi persuado che da Villafranca in poi, noi dal momento in cui il risorgimento italiano iniziato dalle armi, dovette essere proseguito e compiuto dal senno e dalla costanza civile, noi abbiamo rappresentata la parte che ci era assegnata dalle gloriose tradizioni della nostra storia e dalla superiorità della nostra cultura! Ricevo in questo momento l'annunzio che il conte da Cavour ci vedrà stasera alle 8 1/2. Della conferenza che avremmo avuto con lui renderemo conto in una relazione diretta al ministro degli Affari esteri. Ci è sembrato che le comunicazioni che abbiamo dovuto fare finora potessero conservare un carattere extra-offlciaile. Tuttavia se a voi paresse al tramenìi le metteremo ih stile di cancelleria acciò possano aver luogo tra i documenti della nostra missione. Ho dimenticato dirti che ho veduto ieri lungamente il Marliani, il quale va a Londra con una missione del Farini. Dal complesso di discorsi piut-