Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
anno <1990>   pagina <220>
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Giovanni Luseroni
tosto lunghi e confusi mi parve intendere che i Romagnoli non vorrebbero che il Piemonte si muovesse a nessun atto, che non fosse prima consentito dailla Francia, e senza la certezza che la Francia sia disposta ad appog­giarlo. Come se la Francia, al punto in cui sono le cose, potesse voltare le sue armi contro dà noi, o lasciarci a discrezione dell'Austria, o unire le sue armi a quelle dell'Austria!
Il tuo aff. G. Batt. Giorgini
VII
G. FABRIZI A [B. RICASOLI]*)
Torino, 22 gennaio 1860 Caro amico
Ier era avemmo un lungo colloquio col nuovo Presidente del Consi­glio il quale fu lieto di vederci e ci accolse con somma cortesia. I dubbj che prima di parlare con lui ci erano stati insinuati, furono presto dile­guati e tanto Giorgini che io uscimmo persuasi della decisa determinazione in cui è il conte di promuovere nei modi più efficaci l'unione nostra col regno di Vitt. Eman.e. Egli non ha nessuna inclinazione a valersi dei pic­coli spedienti a questo fine, e solo vuol procedere con quella gradazione che la prudenza politica potrà suggerire. Gli fu grato l'annunzio dei nuovi decreti che lunedì, secondo il tuo telegramma d'ieri, dovranno essere pub­blicati. Egli approvò pienamente, e disse: ne ringrazio il barone Ricasoli come atto che comporta ed aiuta la sua prudente sì ma risoluta politica. Ci narrò che aveva a certe condizioni accettato rincarico di andare in mis­sione straordinaria a Parigi e Londra, ma essendo ora diventato capo del Governo crede dovere prima di determinarsi saggiare un po' meglio il terreno. Gli esponemmo lo scopo del nostro viaggio, ed egli non fece obie­zioni, anzi disse che si sarebbe prevalso della nostra presenza a Parigi; però parve desiderare che ci trattenessimo qui qualche giorno di più, e questa è la ragione per cui ci siamo determinati ad aspettare per avere da lui maggiori lumi sulla vera situazione delle cose.
Il conte è ansioso di rimettere il paese nella via costituzionale, perché il regolar esercizio delle libertà sancite dallo Statuto fondamentale è gran parte della nostra forza; e egli è grato che l'Italia Centrale si apparecchia e "dimostrare all'Europa che intende battere la stessa via.
Osservò che non si ponno determinare preventivamente i mezzi meglio conducenti ai nostro grande scopo della unione, ma disse che fin d'ora bisognava non trascurare l'uso di quelli che le circostanze presenti sugge­rivano alfine di persuadere sempre più l'Europa della ferma volontà in cui sono i popoli dell'Italia Centrale di formare un solo regno sotto lo scettro di Vitt. Eman.e.
**) BLL, Aut. B, ad nomen, ins. 73. Per la risposta si veda Carteggi di Bettino Ricasoli, éiit.i voi. XI, pp. 316-317.