Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
anno <1990>   pagina <222>
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Giovanni Luseroni
Ridolfi. Io credo opportuno aggiungere alcuni schiarimenti in proposito del comando conservato dal generale Fanti. Il Cavour intendeva benissimo, ohe per questo era necessaria una nuova nomina o conferma per parte dei governi collegati. I romagnoli non erano della stessa opinione. Soste­neva il Mughetti, che il Fanti nominato generale della Lega, col diritto di associarsi un comandante in seconda, che dovesse supplirlo in caso di assenza o d'impedimento, accettando ora il portafoglio della guerra, e non dimettendosi dal comando, ma designando invece un supplente la cosa andasse per così dire da sé e non ci fosse bisogno di vermi atto, o dichia­razione nuova dei governi collegati. Senza punto pronunziarmi sul merito della combinazione proposta, e cioè sulla convenienza di riunire il comando della Lega al portafoglio della guerra, ho sostenuto che questa combina­zione atteneva le relazioni che il compromesso di Torino aveva stabilite tra i governi locali e il governo del re, e che per questo era necessario il concorso del governo Toscano. Al seguito io credo di queste osservazioni fette in tempo utile il governo dell'Emilia ha mantenuto al Fanti il co­mando delle sole truppe dell'Emilia, Il governo Toscano potrà, se lo crede, fare lo stesso dal canto suo per le truppe toscane, o lasciar cadere la cosa. Non ti posso per altro nascondere, che questo secondo partito farebbe qui e nelle Romagne un cattivo effetto. Il Cavour, che ha proposta la riunione nel Fanti delle due qualità, si compiace di questo pensiero, e ci tiene. Questa riunione è secondo lui un manifesto all'Italia e all'Europa una dichiarazione che il Piemonte intende far sua la causa dell'Italia cen­trale. E in secondo luogo una ricognizione del terreno, sul quale si dovrà operare: il modo col quale questo atto sarà accolto dai gabinetti darà lume per gli atti ulteriori, metterà in chiaro le disposizioni delle potenze a nostro riguardo. È finalmente un principio d'unione, o per dir meglio è l'unione agli effetti militari. A te spetta decidere se questi vantaggi pos­sano compensare quello che si perde per un'altra parte, privandoci di quella autonomia che tu credevi necessario di conservare intera, per meglio riu­scire alla compita e definitiva sua distruzione. Ma non posso astenermi dal fare due considerazioni. La prima è, che qualora il governo Toscano cre­desse venuto il momento di spiegare un'azione indipendente, senza impe­gnare la responsabilità del governo del re, egli potrebbe disporre delle truppe che non fanno parte del contingente fornito alla lega, e al bisogno anche di questo contingente, dando le sue dimissioni al Fanti, che in un simile caso non mancherebbe di offrirle. La seconda è, che l'autonomia toscana si troverebbe questa volta scemata non già (come nel progetto di vicereggenza che il governo Toscano respinse), di fronte a un potere nuovo ed equivoco, intruso tra i governi locali e .quello del re, ma scemata di fronte al governo stesso del re per modo che, se questo sacrifizio di autonomie locali pareva colla vicereggenza preparare la formazione di un nuovo centro politico, preparava nel caso nostro l'unione, o per dir me­glio è l'unione stessa, limitata ad un solo oggetto, ma di più importante, che è quello della difesa. Per queste ragioni io credo, che qualora il governo Toscano sd decidesse a confermare il generale Fanti nel suo co­mando, come il governo dell'Emilia ha già fatto, non si metterebbe punto in contraddizione colle massime che ha finora propugnate. Il Fabrizi deve averti scritto che il Cavour aspetta per intraprendere il viaggio di Parigi e di Londra, che il governo inglese ripeta o confermi l'invito che gli avrebbe