Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (FABRIZI-RICASOLI); CARTEGGI (GIORGINI-RICASOLI); FABR
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1990
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Giovanni Luseroni
XII
G. FABRIZI A [B. RICASOLI] M
Torino, 31 gennaio 1860 Mio caro amico
Dal Giorgini avrai avuto ragguaglio delle nostre successive conversazioni col conte di Cavour. Egli ti avrà detto cha a parere del conte non conveniva, come già scrissi officialmente al M. Ridolfi, fare atti che mettessero il Governo Imperiale nel caso di dichiararsi più apertamente. Ora sono i fatti che parlano, e i fatti sono più eloquenti delle parole. La posizione attuale mi pare sia questa: l'Inghilterra spinge all'annessione, la Francia non si oppone, l'Austria è impotente ad impedirla. Dunque profittiamo dell'occasione mantenendoci quieti fino al prossimo mese di marzo, che sarà il mese del gran connubio. Gli scompigli, ai quali tu accenni in una delle tue lettere, d'onde potrebbero venire? dall'agitarsi dei partiti estrami nella Toscana e nell'Emilia non credo: il partito costituzionale è di troppo agli altri prevalente. Restano i pericoli e la complicanza cui potrebbe dar luogo i moti che avvenissero nell'Umbria e nelle Marche. Questa delicata questione si 'discusse con Cavour quando gli portai il tuo dispaccio sulle cose di Perugia, ed allora si figurarono i due casi: o le diserzioni aumentano tra le truppe estere e quelle Provincie saranno in grado di sollevarsi da sé, o non aumentano e la sollevazione riescirà difficile perché quei popoli sono disarmati. Se v'è sollevazione v'è il caso che entrino i Napoletani -dagli Abruzzi, e allora conviene che anche i Toscani entrino ed occupino Perugia: se non v'è sollevazione, giova aspettare che le cose sieno più mature per quelle Provincie, che l'unione della Toscana e dall'Emilia sia effettuata, il coraggio dopo quel grande evento crescerà negli Umbri e nei Marchigiani, e più agevole diverrà la loro emancipazione. Se poi il regno di Napoli operasse la sua trasformazione politica tanto desiderata la questione delle Marche e dall'Umbria sarebbe tosto risoluta, e sull'altro rimarrebbe da fare ohe strappare da Venezia all'Austria e persuadere i romani a tenersi il Papa a Roma, che sono le due grandi ed estreme difficoltà. In ogni caso conviene impedire che il moto si estenda fino a Roma, che deve essere preservata perché i grandi destini si compiano. Come ho scritto al Salvagnoli io non desidero che il Papa si rifugi in Ispagna; emancipiamo l'Italia tutta e Roma necessariamente dovrà riformarsi.
Cavour ci disse che aveva letta attentamente la tua Nota, che io subito presentai, come te ne detti avviso. Venne opportuna, e sarà stato uno dei motivi che lo indussero a scrivere la sua Circolare del 27 corr. nella quale dice chiaramente che i popoli dell'Italia centrale hanno diritto ormai di essere esauditi nei voti già espressi.
Quanto al modo di venire alla proclamazione della unione io sono d'accordo col Giorgini che converrebbe radunar l'Assemblea, esporre lo stato
M5) BLL, Aut. B, ad nomai, ins. 73. Per la risposta si veda Carteggi di Bettino Ricasoli, cil., voi. XII, pp. 29-30.