Rassegna storica del Risorgimento

CURATO FEDERICO; EUROPA RELAZIONI DIPLOMATICHE 1830-1859; REGNO
anno <1990>   pagina <241>
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Amici scomparsi
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volgevano, fra l'altro, con grande partecipazione, la loro attenzione ai fatti del Regno di Napoli nei territori di qua e di là dal Faro.
È, impossibile, in questo intervento, delineare, anche se per rapidi cenni, l'excursus di una trattazione che si riferisce alla politica europea di oltre trenta anni che ha per obbiettivo un regno fra i più retrogradi d'Europa, e più degli altri legato a una rigida tradizione assolutistica, che limitava o impediva la partecipazione del popolo alla vita dello Stato e cercava il suo sostegno in due forze preminenti, quella del basso popolo tradizionalmente e visceralmente legato, almeno nella capitale, alla Corona e solidale con essa e quella dei reggimenti svizzeri che costituivano il nerbo basilare di un esercito male organizzato e guidato e che avevano dato più volte prova di non lasciarsi influenzare dagli umori e dai senti­menti politici del Paese volto al rinnovamento ed alle riforme.
Nel conflitto ideologico che si manifesta durante il Risorgimento e, particolarmente, nel periodo che va dal 1849 al 1860, Curato delinea, con chiarezza e in termini che sfuggono a schemi preconcetti, quali furono i comportamenti di Ferdinando II e dei suoi consiglieri su problemi di particolare rilevanza. Leggiamo, ad esempio, nel capitolo III, dal titolo La crisi del 1848 e le sue conseguenze (pp. 89-122), le pagine che si riferiscono alla rivoluzione siciliana, alle cause del tramonto di quel moto indipendentistico, ai casi e cause della rivolta napoletana del 15 mag­gio 1848, ai motivi per cui Ferdinando II aveva assunto nei riguardi della persistenza in Italia della dominazione austriaca un atteggiamento del tutto diverso da quello di Carlo Alberto che era intervenuto decisamente nella lotta contro l'Austria.
Curato osserva al riguardo come Ferdinando II fosse municipalìsta ed antiliberale per convincimento e come lo Stato sabaudo non fosse mai entrato in una guerra di coalizione dal XVII secolo in poi senza assicurarsi preventivamente dei vantaggi territoriali. I fatti di Sicilia e la rivolta di Napoli del 15 maggio avrebbero, poi, accentuato e resa più decisa la volontà antiliberale del re e della sua Corte.
Questa valutazione delle direttive che ispiravano la politica di Carlo Alberto era stata, del resto, ampiamente condivisa dalla stampa liberale siciliana del 1848 e, particolarmente, da due giornalisti e uomini politici autorevoli, Francesco Crìspi su L'Apostolato e Francesco Ferrara su L'Indi­pendenza e la Lega che avevano messo più volte in guardia la classe dirigente e l'opinione pubblica sul pericolo insito nella chiamata al trono di Sicilia di Alberto Amedeo, secondogenito di Carlo Alberto, tenuta pre­sente la volontà di ingrandimento territoriale e di predominio che la Casa di Savoia aveva sempre manifestato.
L'autore indica nei 1849 l'inizio della decadenza dei Borboni e della dinastia e dal capitolo IV, dal titolo La decadenza del Regno dopo il 1849 ne delinea le fasi con perspicacia e chiarezza. Nella precisa valutazione di cause ed effetti lo soccorrono i dispacci inviati ai loro Governi da alcuni diplomatici stranieri accreditati a corte ohe seguivano con più vigile attenzione i fatti napoletani: il barone A. A. F. Brenier, ministro di Francia nel 1855-56 e nel 1859, Sir Henry Elliot, ministro britannico dal 1859 al 1860 e Salvador Bermudez de Castro, marchese di Lema, mini­stro spagnolo dal 1853. I primi due in modo particolare sostennero la necessità di sostanziali riforme ed espressero più volte il timore che