Rassegna storica del Risorgimento
CURATO FEDERICO; EUROPA RELAZIONI DIPLOMATICHE 1830-1859; REGNO
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Amici scomparsi
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tempo che potessero ancora a lungo operare un regno ed un governo che si contraddistinguevano per il loro attaccamento al passato ed alla tradizione autocratica e per il progressivo deterioramento delle istituzioni.
Appariva, d'altronde, evidente in quel tempo che, per il decennio che segue ai 1849, e ne erano consapevoli alcuni fra i più preparati inviati stranieri e i più acuti osservatori politici italiani e stranieri, due sole vie potevano essere aperte per la sopravvivenza di quel trono, o quella di un rapido e sostanziale cambiamento che, in effetti, fu reso impossibile dagli orientamenti rigidi e categorici di Ferdinando II e dalle incertezze ed ambiguità del figlio, educato all'osservanza del più rigido assolutismo e circondato da familiari e cortigiani che non si rendevano conto che i tempi dell'assolutismo dinastico erano cessati e che le idee socialiste e democratiche minavano i troni, oppure quella dell'intervento in armi di una potenza europea che avrebbe potuto, almeno, ritardare lo svolgersi inevitabile degli eventi.
È interessante annotare che Francesco II, asceso al trono nel maggio 1859, qualche tentativo lo fece per accorciare le distanze che lo separavano dai liberali, tanto che, nel giugno di detto anno, aveva chiamato quale Presidente del Consiglio dei ministri un personaggio che manifestava apertura alle idee di rinnovamento, anche se non aveva manifestato nel passato idee costituzionaliste e liberali, il generale Carlo Filangieri principe di Satriano, che aveva comandato negli anni 1848-1849 il corpo di spedizione militare che aveva ridotto all'obbedienza la Sicilia. Era persona ben nota per la sua rettitudine e per il suo prestigio; questi, poi, allegando motivi di età e di salute, si dimetterà nel marzo 1860, quando la tempesta era imminente e, il 14 maggio, cioè tre giorni dopo lo sbarco di Marsala, si rifiuterà di recarsi in Sicilia per reprimervi rinsurrezione.
Uno dei primi atti del nuovo governo sarà, nel giugno stesso, il decreto di amnistia per 138 esuli politici che rifiutarono, quasi tutti, il provvedimento. Ma oltre il re non andò e inutili furono gli sforzi dell'Inviato di Napoleone III, il Brenier, perché fosse concessa dal re una Costituzione che soddisfacesse la generalità dei sudditi. A questo problema cui, pur se in grado diverso, aderivano il rappresentante inglese ed il suo governo, si opponevano molti ostacoli di natura interna ed internazionale: fra gli altri l'ostilità, ormai storica, dei siciliani ad avere una Costituzione che non fosse differenziata, nonché l'opposizione sistematica dei familiari di Francesco II e degli uomini più vicini alla Corte che influivano con sorti alterne sul debole monarca e si opponevano ad ogni tentativo di adeguare il trono alle esigenze di apertura e di rinnovamento in atto da secoli o da decenni in Gran Bretagna ed in Francia. I Governi di detti paesi erano quelli, in definitiva, che maggiormente temevano che la scomparsa del Regno di Napoli ed il suo assorbimento in quello che sarebbe stato probabilmente costituito al Nord della Penisola dovessero rompere i delicati equilibri dell'Europa e del Mediterraneo e uno status quo faticosamente realizzato e che si voleva conservare perché fosse assicurata la pace in detta area geografica.
Nella serie dei documenti che segue al testo (pp. 363-398) sono pubblicate le varie redazioni del progetto di Costituzione proposti dal Brenier al Filangieri perché fossero presentate da questi al re come per sua