Rassegna storica del Risorgimento
CURATO FEDERICO; EUROPA RELAZIONI DIPLOMATICHE 1830-1859; REGNO
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Libri e periodici
risentimenti, paure, ambizioni, riflessi condizionati, petulante vanità o incoercibile spirito di sacrificio, di questo o quell'individuo; e se vogliamo, aggiungiamo pure [...] il patrimonio genetico di ciascuno, ossia il suo acido desossiribonucleico . E concludeva: Lo storico, di regola, ha bisogno, per lavorare e aver fiducia nel proprio lavoro, di ribadire giorno per giorno la sua fede nella razionalità della storia, ossia nella rispondenza -di quest'ultima ad un qualche, anche se perpetuamente controverso ordine. [...] A questo punto, sarebbe fors'anche lecito, magari a solo titolo di ipotesi, il porre in questione la validità dell'equazione, data comunemente per scontata, ordine-intelligibilità. Ma pure ammessa la sua validità, resterebbe da vedere a che cosa possa servire allo storico, nel suo sforzo di rendere intelligibile la storia, un ordine immaginario, più o meno arbitrariamente costruito espungendo con puntigliosa protervia tutto ciò che rappresenta a suo avviso un fattore di disordine.
Affascinante e rischiosa scelta interpretativa che portava Aquarone, peraltro insofferente a fedi ideologiche come ad astratte e preconcette metodologie, a rifiutare da un lato di banalizzare la visione storica insistendo troppo su fenomeni di continuità e a rigettare dall'altro le interpretazioni a posteriori, denunciando come vezzo abbastanza diffuso anche fra i nostri storici più scaltriti, giudicare gli uomini del passato e la loro opera in base non già agli obiettivi che si proposero nelle circostanze concrete in cui sì trovarono ad operare, ma a quelli che ad arbitrio chi oggi scrive stabilisce che avrebbero -dovuto proporsi .
Ciò portava lo storico, che nel 1972, in un suo studio rimasto fondamentale {Atta ricerca dell'Italia liberale, Napoli, Guida), avrebbe ribadito la necessità, nel lavoro -di interpretazione storica, di correlare in un'unica trama significante [...] le spinte della storia dal basso e le pressioni della politica dal fianco, il passato ormai solidificato e l'ancora ribollente presente, a fornire, proprio nell'immediatezza di queste schede dedicate ai problemi politici e sociali della nuova Italia dagli esordi della Destra alle alchimie giolittiane, una chiave di lettura non solo globale ma inevitabilmente collegata con la realtà dell'oggi.
In tale prospettiva Aquarone, conducendo già in questi anni un lucido discorso anticipatore di nuovi percorsi di ricerca, insisteva sulla carenza di valide biografie dei protagonisti della vita pubblica e del mondo economico, sulla scarsa sensibilità storiografica per lo studio dei rapporti fra politica, amministrazione e affarismo, specie nell'ambito della politica estera e coloniale, sulla mancanza di un uso attento delle fonti archivistiche quale garanzia contro facili e astratte teorizzazioni; e se il divertimento e l'ironia affiorano spesso irresistibili nell'implacabile jeu de massacre operato su testi non eccelsi della storiografia contemporanea, la riflessione e il discorso civile riprendono continuamente il sopravvento. Come quando recensendo, vent'anni fa, i due volumi contenenti gli arti de L'inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876) (Bologna, Cappelli, 1968-1969), concludeva amaramente: non ci si può nascondere che va facendosi strada, nell'animo del cittadino onesto e pensoso, il sospetto che sia già in atto un preciso disegno mirante a far sì che il problema della mafia continui ad essere oggetto di storia, anziché di azione politica e di impegno civile , specie in un paese dove, come Aquarone scriveva qualche anno più tardi, il costume politico nazionale, nei suoi aspetti più deteriori, è impermeabile a qualsiasi riforma istituzionale .
Ma non vi è opaco pessimismo in queste conclusioni, come fa notare anche Coppini nella sua raffinata introduzione, là dove insiste su quella continuità culturale che Aquarone aveva coito nella storia del paese, e che costituisce ìl filo logico della sua interpretazione, continuità fatta di antica esperienza politica e di capacità di assorbimento di nuovi e atipici sviluppi sociali ed economici (come avvenne appunto nell'età giolittiana) ma comunque unica garanzia del mantenimento di una democrazia liberale operante .
LUDOVICA DE COURTEN