Rassegna storica del Risorgimento
CURATO FEDERICO; EUROPA RELAZIONI DIPLOMATICHE 1830-1859; REGNO
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1990
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247
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Libri e periodici 247
AA.W., Modelli nella Storia del pensiero politico. Saggi, a cura di VITTOR IVO COMPARATO (Collana Il pensiero politico - Biblioteca, n. 14), voi. I; Firenze, Olschki, 1987, in 8, pp. 227, L. 29.000.
Da quando la Storia, sia delle idee, che della realtà effettuale, ha allargato il proprio campo d'indagine interessandosi non solo delle classi dirigenti, ma anche, ad esempio, di quelle subalterne, della mentalità, delle opinioni, delle strutture sociali, dei comportamenti, si è sentita l'esigenza di acquisire e di usare nuove metodologie per arrivare a conoscenze più approfondite ed articolate.
Risente di questa esigenza il volume curato da Comparato, in quanto raccoglie saggi vòlti ad affrontare per modelli lo studio del pensiero politico, cioè a cercare di fornire una risposta ad uno dei suoi problemi, che è il meccanismo attraverso il quale una determinata raffigurazione di un ordinamento politico-sociale viene proposta e accolta come obbiettivo da raggiungere, o almeno da considerare preferibile, ovvero da usare come archetipo, come limite (p. 5).
Nella Presentazione il curatore sottolinea l'importanza di seguire la via dei modelli, ma ne mette giustamente in rilievo le difficoltà. Ad esempio, come si può arrivare ad affermare l'esistenza di una realtà intellettuale chiamata modello, distinta dall'operazione ermeneutica dello storico che, collegando elementi sparsi lavora a sua volta secondo modelli interpretativi? (p. 7). Potremmo noi aggiungere che, nell'usare quelli costituiti da chi indaga per intendere una formulazione teorico-politica del passato, dobbiamo tener conto che, anche chi ha formulato allora, può averne adoperati di diversi dai nostri. Del resto un teorico del passato non sempre ha scritto o pensato secondo modelli a cui noi diamo una data etichetta; infatti è stato finterprete che ha raccolto tutti gli indizi dell'avvenuta costituzione di una struttura di pensiero coerente , che giudicava sommamente efficace (p. 8). A conclusione di queste ed altre riflessioni, Comparato precisa che altri problemi sorgono poi relativamente all'atto della scelta e della adozione di modelli politici (p. 9).
Ma veniamo ai due contributi che maggiormente si avvicinano al taglio cronologico di questa rivista: ha formazione di un modello politico inglese nella cultura italiana del primo Settecento, di Eluggero Pii (pp. 165-189), e Principio aristocratico e principio popolare nella storia della Repubblica romana: Louis de Beaufort e la discussione con Montesquieu, di Luciano Guerci (pp. 191-217).
Nel primo, dopo aver premesso che la formazione di un modello ideale è un processo che si compone di una fase iniziale di apertura a tutti i campi e di una fase finale che chiude ciò che è accolto e razionalizzato dall'esterno, in una soluzione che risente dell'atto conoscitivo dell'autore, del suo mondo culturale e degli obbiettivi che si propone (p. 166), Pii fa una panoramica delle relazioni stilate da diplomatici di alcuni Stati italiani, residenti in Inghilterra durante ed immediatamente dopo le vicende del 1688-89, in cui furono evidenziate l'instabilità del sistema politico e le turbolenze della plebe. Passa poi dal campo politico a quello delle immagini della società inglese, in particolar modo di Londra, prendendo in considerazione quanto scrissero su ciò i due viaggiatori G. F. Gemelli Careri e V. M. Coronelli, per terminare con le riflessioni sull'Inghilterra del medico A. Cocchi, del filosofo A. Conti e dello storico ed erudito S. Maffeì, con i quali siamo giunti a metà degli anni trenta del Settecento. Ed è con il veronese che l'autore vede il comporsi di un quasi modello politico, perché ne sono individuati i contenuti (l'istituto della rappresentanza e il modo in cui è organizzato) e la funzione in riferimento a un contesto reale potenzialmente ricettivo (p. 187); il Maffei insomma delineò un'immagine dell'Inghilterra con ordinamenti politici bene organizzati, che assicuravano agli abitanti ricchezze e potenza. Ma sorgono in noi delle domande: se, ad esempio, il concretarsi di un modello politico avviene a distanza di tempo dalle turbolenze e dalla instabilità caratteristica del 1688-89, significa forse che è possibile elaborarlo solo quando si è lontano da queste? che cioè la discontinuità (gli eventi che rompono col passato) non deve essere vissuta direttamente? Quanto poi incise, nella formulazione, il contesto storico, politico ed ideologico in cui il veronese era immerso?