Rassegna storica del Risorgimento

CURATO FEDERICO; EUROPA RELAZIONI DIPLOMATICHE 1830-1859; REGNO
anno <1990>   pagina <248>
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Libri e periodici
Diversa è l'ottica in cui si muove Guerci, che la focalizza su L. de Beaufort, del quale viene presa in considerazione la Répubìique romaine, opera tradotta in tedesco ed in italiano (esiste l'edizione napoletana in 6 tomi del 1783-84 per i tipi dei fratelli Roland). Beaufort, se attingeva a piene mani dagli autori classici, per confrontarsi politicamente coi suoi coevi, sceglieva Montesquieu, colui che gli aveva insegnato... ad appuntare lo sguardo sulle profondità del processo storico, ad interrogarsi (p. 197); di quest'ultimo criticava però le idee filoaristocratiche, contrapponendogli i propri sentimenti antipatrizi ed antisenatori, che tuttavia non sconfinarono né nelTegalitarismo, né nel* l'approvazione della democrazia diretta; infatti le preferenze di Beaufort erano per il regime rappresentativo ed il suo repubblicanesimo antiassolutistico ed antiaristocratico gli facevano porre in primo piano il popolo, inteso come insieme dei coltivatori indipendenti (p. 216).
In sostanza, se Pii segue il formarsi di un modello politico in quasi un cin­quantennio di attenzioni rivolte all'Inghilterra da alcuni italiani, Guerci invece lo ritrova in un autore che coniuga il passato col presente, Yale a dire la frequentazione dell'antico con la critica a Montesquieu, e che, pur non costruendo una compiuta teoria politica ed un organico programma riformatore <p. 215), crea quasi un mito intorno al popolo (p. 217).
Concludiamo queste brevi annotazioni col dire che ci troviamo di fronte ad un libro che delinea numerosi problemi da verificare e da approfondire, ma che al contempo sa essere intelligente e ci rende desiderosi di vederne la continuazione.
GIOVANNI LUSERONI
EZIO FERRANTE, II Mediterraneo nella coscienza nazionale; Roma, Supplemento alla Rivista Marittima, n. 6, giugno 1987, in 8, pp. 161. S.p.
Se è vero che già negli ultimi anni l'attenzione della nostra politica militare si è rivolta con maggiore insistenza verso il Sud, verso il bacino del Mediterraneo, e che questo fenomeno, con i repentini mutamenti susseguitisi durante lo scorso anno sembra destinato ad accentuarsi, facendo distogliere finalmente gli occhi dalla soglia di Gorizia , questo studio del comandante Ferrante, scritto, lo si badi bene, nel 1987, con una certa dote di .preveggenza o, più. semplicemente, con un certo fiuto di storico, questo studio, dicevamo, può riuscire estremamente utile a chiunque si interessi di problemi della difesa con gli occhi del militare, dello storico, del politico o, più semplicemente, del cittadino interessato a quanto avviene intorno a lui.
Il comandante Ferrante, infatti, da storico di punta com'è delle nostre vicende navali, ha seguito, si potrebbe quasi dire, anno dopo anno, l'impatto che il Mediterraneo ed i problemi legati al suo equilibrio hanno avuto sulla vita e sul­l'opinione pubblica del nostro paese dal momento dell'unità nazionale al secondo dopoguerra.
Dai fatti, dagli avvenimenti, appena accennati, si risale subito alle idee da questi fatti e da questi avvenimenti generate e che sono riscontrate dall'autore sia nella storiografia e nella pubblicistica (venata, questa, spesso di propaganda) dell'epoca, sia nella pianificazione strategica {figurano, tra l'altro, nell'appendice documentaria studi effettuati a cavallo del secolo per azioni contro la Tripolitania o contro le coste dalmate).
Il primo capitolo L'equilibrio del Mediterraneo è dominato dai grandi terni della difesa delle coste da eventuali azioni francesi, dall'apertura e dalle prospettive del Canale di Suez, dalla questione di Tunisi, dal mancato intervento in Egitto e da quello effettuato a Creta, dalla guerra di Libia e dai primi sintomi di cambiamento di rotta in funzione anti-tripliclsta, culminando con uno studio sulle coste istriane e dalmate ed isole prospicenti nei riguardi bellici che ben si presta all'aggancio al