Rassegna storica del Risorgimento

CURATO FEDERICO; EUROPA RELAZIONI DIPLOMATICHE 1830-1859; REGNO
anno <1990>   pagina <252>
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Libri e periodici
Legioni polacche, presenti in Ttalia a fianco delle truppe francesi di Bonaparte. Per meglio comprendere la genesi dell'inno, è necessario ripercorrere brevemente le tappe fondamentali che portarono, alla fine del Settecento, i volontari polacchi a combattere per la libertà della loro terra. L'idea degli emigrati di una forza polacca, respinta in un primo momento dal Direttorio per ragioni di opportunità diplomatica, sarà ripresa e realizzata, durante la cam­pagna d'Italia, dal generale Bonaparte, che nel gennaio 1797 creò le Legioni polacche, ponen­dole al servizio dell'Amminis trazione Generale di Lombardia, come corpo ausiliare del governo lombardo e sotto l'alto comando francese. Ai Polacchi veniva riconosciuta la pos­sibilità di un ritorno nelle terre al di là dei Carpazi, qualora la situazione politica avesse richiesto la presenza delle Legioni nel bacino della Vistola. Pertanto, gli uomini di Dgbrowski mentre impugnavano le armi per la libertà italiana, avevano lo sguardo rivolto alla patria lontana, pronti a battersi e a sacrificarsi per essa. Ben presto, però, le speranze di unirsi ai compatrioti, che, nei Balcani combattevano agli ordini di Joachim Denisko e di marciare insieme attraverso l'Ungheria sino in Galizia, crollano in seguito ai preliminari di pace con l'Austria a Loeben. Così, i soldati polacchi vedevano svanire ii sogno di ritornare nella Penisola, a garanzia del nuovo ordine politico creato dalle baionette francesi. Ciò spiega la loro presenza a Reggio Emilia, nell'estate del 1797, allo scoppio di una rivolta contadina contro la borghesia, per l'abrogazione dei livelli e la rescissione dei contratti d'affitto.
Bilinski rifa la cronaca della permanenza dei propri connazionali nella città emiliana, illustrando l'origine, i motivi ispiratori e l'alto significato patriottico del canto nato a Reggio Emilia e destinato a scandire le ore della tragica storia polacca: dall'oppressione delle potenze partitrici -alle sfortunate rivoluzioni del 1830 e del 1863; dalla riconquistata sovra­nità nazionale, nel 1918, alla terribile occupazione tedesca e russa nel secondo conflitto mondiale, fino alla nuova sospirata indipendenza.
La Mazurka di Dgbrowski è il frutto dell'ispirazione poetico-patriottica di Jofef Wybicki, uomo politico, scrittore, compositore e collaboratore di Andrzej ZamoysM nella stesura del Codice legislativo, negli anni del tramonto della libertà polacca. Nel 1797, egli giunse a Reggio Emilia, per studiare con Dgbrowski il da farsi nella nuova situazione creatasi dopo l'armistizio franco-austriaco. Il contatto con la truppa, la vista delle uniformi polacche, l'ascolto della lingua materna tra le vie cittadine, il desiderio, mai sopito nei propri compatrioti, di tornare nella lontana terra natia, insieme all'atmosfera rivoluzionaria presente in città, fecero nascere in Wybicki il pensiero di dare alle Legioni un canto che ne accompagnasse la marcia, durante il loro peregrinare in Italia.
Conferma l'assenza di notizie certe sulla nascita del canto patriottico e sulla sua pri­ma esecuzione a Reggio Emilia, ragione per cui, nacquero in molti studiosi polacchi dubbi e incertezze circa l'esatta origine del Mazurek Dgbrowskiego. A questo proposito, Bilinski ricorda Stefan Witwicki, che, nel libro Wieczory pielgrzyma (La serata del pellegrino), pubblicato a Parigi nel 1837, avanza per primo l'ipotesi romantica dell'ispirazione spon­tanea, nata dallo spirito patriottico dei soldati. Aliai sostengono la paternità di Micllaì Kleofas Oginski, anch'egli compositore di una marcia senza parole, dedicata alle legioni (Marsz dia Legionow Polskich). La storiografia polacca degli ultimi vent'anni, comunque, è unanime nel ritenere Wybicki il vero autore della mazurka, ponendo così termine alle incertezze e alle contrastanti interpretazioni che hanno accompagnato la storia dell'inno.
La Mazurka di Dgbrowski, dunque, sgorga impetuosa dalla fonte poetica di un pa­triota, sensibile alla forza dello spirito e ammiratore dell'indomito patriottismo di uomini, che, senza patria e sconfitto dalle contingenze storiche, hanno saputo mantenersi liberi, per riscattare l'onore e la libertà perduti, affinché la Polonia, sepolta nelle tristi ceneri , risorgesse, quale novella fenice, ad ornamento ancora dell'onorata Europa2).
Il canto assurge, nel 1927, a inno nazionale; una scelta mantenuta ancora nella Polo­nia di oggi, se è vero che l'articolo 103, comma 3, della costituzione dichiara la mazurka l'inno della Repubblica Popolare di Polonia.
2) I versi si riferiscono alla profezia messianica di padre Marco ne / Canti dei Confe­derati, opera di autori ignoti, composta per l'esercito della Confederazione di Bar, nel 1768. Il testo in MARINA BERSANO BEGEY, La letteratura polacca, Firenze. 1968, pp. 86-87.