Rassegna storica del Risorgimento
CURATO FEDERICO; EUROPA RELAZIONI DIPLOMATICHE 1830-1859; REGNO
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1990
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Libri e periodici
le ha mai proibito di frequentare; non le è stata neppure limitata la consultazione. Se si conservasse tutto, la storia non sarebbe più un'arte accoppiata alla scienza. Del resto, ci siamo incontrati per la prima volta se la memoria non m'inganna a Barga dove a lei, giovane studioso, era stato aperto l'archivio privato di Antonio Mordini, quell'archivio che, poi, noi non abbiamo più potuto vedere per parecchio tempo.
Erano gli anni cinquanta, quando alcuni, pur autentici studiosi italiani, si lasciavano andare a coniugare assieme scienza e politica, si beavano della dissacrazione. Poi, gli italiani hanno ripreso a studiare seriamente, qualche volta a ricredersi, e da noi quell'andazzo, tra le persone serie, è finito. Mi permetta di dirle che qualche volta ho la sensazione che quell'andazzo continui in colui che noi, agli inizi, avevamo salutato come l'erede dei grandi storici inglesi che ci avevano dato opere ancora oggi valide, validissime. E lo erano tanto più quando furono scritte perché la storia del Risorgimento da noi era allora ancora storia contemporanea, nel senso che come succede per tutti, i periodi era ancora storia dei vincitori.
Devo aggiungere, però, che non le do torto per questa sua continuità; i nostri mass media, i nostri editori se l'aspettano, la desiderano e fanno a gara per tradurre subito i suoi libri, presentarli, reclamizzarli. Noi italiani siamo fatti così; non siamo forse riusciti, nelle sedi divulgative, a far credere che Nino Bixio fosse una specie di antesignano di Hitler?
Non so se lei è stato l'artefice della frase scritta sulla sovracoperta di questo volume: ne dubito. Essa suona così: Fatti e misfatti della monarchia dall'unità al referendum per la repubblica . Mea culpa, come italiana, ma dunque, solo mea culpa?
In parte certamente sì. Ma Lei? Lei ha la stoffa dell'autentico storico, di quelli ai quali interessa più il giudizio dei pochi, la discussione fra eguali, A quest'ultima, mi permetta di dirglielo, lei si è sottratto troppe volte, così come ha evitato, scrivendo, e lo ha fatto molto abilmente, lo scontro frontale con chi aveva confutato le sue tesi.
Posso chiederle un favore, in nome della nostra vecchia amicizia? Non usi frasi ad effetto, soprattutto nelle prefazioni. Ormai i mass media l'hanno adottata. Qualche suo collega italiano ha potuto applaudire al paragone tra Cavour e Mussolini, a certi giudizi su Garibaldi e su Vittorio Emanuele II, su tutta quella generazione che, nel bene e certamente anche nel male, con l'appoggio dell'antipapista Gran Bretagna, ha fatto l'Italia. Ora, però, le chiede sommessamente, non certo di mutare i suoi giudizi, ma di dimostrare che conosce anche l'altera pars, magari in nota. È troppo?
Mi scusi per questa insolita recensione. Sono sicura che la perdonerà a una vecchia amica.
EMILIA MORELLI
L'educazione delle donne: scuote e modelli di vita femminile nell'Italia dell'Ottocento, a cura di Simonetta Soldani; Milano, Franco Angeli, 1989, in 8, pp. XXII-570. L. 35.000.
Rincresce preliminarmente la necessità di dar conto in forma stringatissima degli atti di un convegno tenutosi a Siena nel marzo 1987 la cui discussione richiederebbe ben altra ampiezza.
Sia il convegno che il volume presentano infatti una doppia articolazione, che già di per sé determina un accentuato e quanto mai significativo squilibrio, nel quale, paradossalmente, risiede gran parte dell'Interesse e soprattutto dell'originalità dell'inizia-tiva, da un lato le donne a scuola e cioè il risvolto specifico dell'istruzione in tutte le sue possibili sfumature, dalla manualità dei lavori donneschi agli schemi didattici più o meno sofisticati fino all'/ter scolastico vero e proprio ed al suggello della laurea, dall'altro il concetto assai più composito, suggestivo e sfuggente di educazione femmi-
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