Rassegna storica del Risorgimento
CURATO FEDERICO; EUROPA RELAZIONI DIPLOMATICHE 1830-1859; REGNO
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1990
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Libri e periodici
lineata l'attenzione che sin dal primo numero dell'Archivio Tolomei dedica ai ladini, in particolare a quelli di Ampezzo e di Livinallongo, nei quali vede la prova della presenza italiana nella regione e la conferma della sua visione di un Alto Adige mistilingue. Proprio sulla questione ladina si sviluppa un iniziale contrasto tra Tolomei e Carlo Battisti, il linguista che a partire dal primo dopoguerra sarà una delle colonne della rivista. Senza sopravvalutare l'influenza esercitata in quegli anni daUMrc/iiv/o, la Framke rileva però come esso rappresentasse runica fonte di notizie, per quanto distorta essa fosse, sull'Alto Adige disponibile per l'opinione pubblica italiana.
Dopo avere seguito l'azione propagandistica e preparatoria per un Alto Adige italiano svolta dalla rivista negli anni della guerra, vengono illustrati gli interventi del primo dopoguerra, caratterizzati dalle polemiche contro l'Italia liberale, il governatore Credaro e la classe politica trentina e dalle battaglie a favore del bilinguismo integrale (visto come primo stadio dell'italianizzazione) e della provincia unica. In questi anni Tolomei ottiene rilevanti successi politici, come la creazione dell'Istituto di studi per l'Alto Adige e del gruppo parlamentare di vigilanza per l'Alto Adige, ma si sente anche emarginato dalla mancata nomina a senatore e dal carattere moderato delle nomine a senatore avvenute in ambiente trentino. Il 1923 segna ovviamente il momento di massima politicizzazione del-VArchivio; negli anni successivi gli interventi di orientamento politico si alternano a quelli di carattere linguistico e toponomastico. Ancora nel '23 scrive sull'Are/?fvzo, dopo avervi già pubblicato alcuni studi tra '20 e '22, Leo Santifaller, il grande medievista di Castel-rotto, e forse poteva essere approfondito il significato di questa collaborazione, che con il '23 si interrompe però definitivamente. A partire dal '25 ricompare sulle colonne del periodico il nome di Carlo Battisti, ed inizia a formarsi con Battisti stesso Tagliavini, Pisani ed altri il gruppo di linguisti che collaboreranno costantemente alla rivista. Si fa sempre più rilevante, soprattutto con i contributi toponomastici, il peso di Carlo Battisti all'interno dev'Archivio, e a lui si affianca la figura politicamente più indipendente di Berengario Girola, sulla quale la Framke richiama opportunamente l'attenzione del lettore. L'altro interessante e compatto nucleo di articolisti è rappresentato dagli italiani attivi a Bolzano nel corso degli anni '30: Arslan, Rasmo, Guido Canali e Zieger. Una figura come quella di Niccolò Rasmo, nazionalista italiano ma capace di esprimersi perfettamente in tedesco e in dialetto tirolese, costantemente impegnato nella salvaguardia dell'identità artistico-culturale di questa provincia a cui pure voleva imprimere un diverso timbro nazionale, è emblematica pur nelle sue contraddizioni della ricchezza di spunti che si aprono quando, come avviene nel volume della Framke, la ricerca prende in considerazione non solo le tematiche politiche, ma anche quelle culturali. Come si è già accennato, l'autrice insiste opportunamente sull'importanza dell'attenzione che Tolomei dedica ai simboli : in questo quadro si spiega sia l'insistenza per la costruzione di edifici di impronta italiana o classicheggiante sia la campagna per la rimozione dei simboli tedeschi. Su un piano più strettamente politico è interessante il richiamo all'idea di Tolomei, a partire dal '38, di una politica latina: si 'tratta di una linea che, anche se accompagnata da rilievi critici verso il governo francese, non è del tutto coincidente con quella della diplomazia italiana. Contemporaneamente però l'Archivio insiste sulla necessità di un'intesa tra Roma e Berlino, che emargini i circoli oltranzisti di Monaco e Innsbruck. L'interesse di Tolomei per i problemi di politica estera era del resto già stato dimostrato dalla sua intuizione, che anticipa di molto l'atteggiamento ufficiale italiano, sulla possibilità di un'intesa con Hitler a difesa dell'appartenenza dell'Alto Adige all'Italia.
La terza sezione del volume, che talora si interseca e si sovrappone alla seconda, è dedicata al programma politico dell'Archivio e alle sue motivazioni scientìfiche (o pseudo scientifiche). Si ritorna così in primo luogo alle tematiche geografiche e all'idea del confine naturale, un concetto quest'ultimo che forse avrebbe dovuto essere seguito in tutto il suo viluppo all'interno del pensiero politico risorgimentale e post-risorgimentale. L'autrice si sofferma quindi sul piano di annessione del '15, sul programma di snazionalizzazione
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