Rassegna storica del Risorgimento
CURATO FEDERICO; EUROPA RELAZIONI DIPLOMATICHE 1830-1859; REGNO
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Libri e periodici
italiano in età giolittiana. Le prime sospensioni del non-expedit favorirono l'ingresso in Parlamento di alcuni esponenti della corrente di cattolici maturati nella tradizione tran* sigente e moderata
L'A. esamina i diversi filoni all'origine della vicenda dei cattolici-deputati: dagli uomini che arrivarono alla politica nettamente qualificati come espressione diretta del cattolicesimo organizzato fino all'inserimento, più complesso, degli ex democratici cristiani o cristiano sociali. Quello della formazione, e poi delle scelte e posizioni dei cattolici-deputati, sottolinea Formigoni, appare un composito quadro di riferimento, con una convergenza omogenea nell'opera e nella figura dì Giuseppe Toniolo e nella dimensione europea del movimento cattolico.
Nello slancio della fase programmatica due elementi appaiono definitivamente acquisiti: la lealtà costituzionale e l'inserimento nelle istituzioni conciliabile con la difesa dei principi religiosi. Accanto a queste basi stabili di riferimento si articola un dibattito sulle forme di organizzazione politica, sulla politica interna ed esterna, sul miglioramento dell'amministrazione della giustizia e sui programmi economico-sociali. Punti generalmente condivisi sono la necessità della riforma tributaria e delle autonomie locali; marginali appaiono invece temi come la giustizia nella pubblica amministrazione, il bilancio dello Stato e la politica economica, dove si auspica un generico progresso economico. Anche la politica estera non ottiene mai una particolare centralità, forse considerata sostiene l'A. un semplice sfondo di ben più cruciali questioni interne (p. 78).
Dall'Introduzione e dai testi dell'Appendice emergono costanti e sfumature del giudizio maturato tra i cattolici-deputati sui singoli aspetti della vita politica. In particolare viene approfondita l'analisi dell'atteggiamento sui meccanismi elettorali, un problema nei confronti del quale tutti i cattolici-deputati si schierano a favore del suffragio universale rilanciando anche, in Parlamento e nella pubblica opinione, il tema della riforma elettorale in senso proporzionale. Altro punto fondamentale risulta il tema autonomistico che usciva sostiene l'A. da una mera rivalutazione di istituti premoderni in chiave antiliberale e antistatale, per passare ad una impostazione più matura che vedeva nel rafforzamento delle autonomie la chiave di un disegno riformatore complessivo dei rapporti tra Stato e società (p. 63). Il tema scolastico appare invece quello più inquinato dalle pressioni della gerarchia ecclesiastica e i cattolici-deputati, in questo caso, non potevano non esprimere le preoccupazioni della Chiesa per la tutela di un patrimonio tradizionale di iniziative private e di insegnamento religioso nella scuola pubblica (p. 64).
Dall'attività parlamentare dei cattolici-deputati emerge tuttavia che l'esposizione degli obiettivi in materia sociale riveste una indiscutibile centralità: l'A. dimostra come le riflessioni dei cattolici-deputati in materia economico-sociale rendano difficile una loro collocazione nel novero dei sostenitori diretti delle ragioni dell'alleanza storica tra gruppi industriali e agrari cresciuta all'ombra del protezionismo (p. 70). Viene rimarcata una prevalente attenzione ai problemi agricoli con interesse particolare per le condizioni di vita delle popolazioni rurali, un problema che si acuirà nel corso della guerra.
Alla posizione politica di questa embrionale classe dirigente di fronte a temi come il patriottismo e il nazionalismo e di fronte ai problemi della società in guerra, sono dedicati gli ultimi due paragrafi dell'Introduzione. L'atteggiamento dei cattolici-deputati è coerente alle tendenze diffuse tra i cattolici italiani già verso la fine del secolo, centrate su una convergenza tra religione e idea di patria. Non hanno difficoltà quindi a sostenere la politica di riarmo e l'aumento delle spese militari, ma questo significa accumulare un notevole ritardo. Lo scoppio del conflitto mondiale trova i cattolici-deputati schierati sulla linea neutralista come semplice adattamento alla Enea ufficiale della maggioranza del mondo cattolico. Con la dichiarazione di guerra i cattolici-deputati si attestano su una linea di prudente tolleranza e di lealismo nazionale , un atteggiamento largamente diffuso che non impedisce tuttavia l'elaborazione di comportamenti contrapposti come quelli dei deputati Guido Miglioli e Marco Ciriani.