Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE; SALICETI AURELIO
anno <1990>   pagina <292>
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Emilia Morelli
Teramo. L'iniziazione descritta se vi fu riguarda la carboneria e non la Giovine Italia. Saliceti fu certamente in contatto con chi voleva preparare una sommossa, poi neppure iniziata, nel 1833. Da aggiungere che il primo mazzinianesimo ebbe una diffusione limitatissima nel Regno delle Due Sicilie e, come a Roma, si intrecciò con la carboneria, il che dimostra che non se ne recepì la fede. Saliceti abbandonò sicuramente ogni velleità cospirativa, se non prima, certamente quando si spostò a Napoli. I ricordi di un autentico mazziniano sia pure anche lui di breve durata come Leopardi possono errare sulla data, ma sono, a mio avviso, probanti per una semplice aggregazione se vi fu e non per ima posizione di rilievo nella Giovine Italia,
Detto questo, dobbiamo saltare a Roma, nel 1849. I biografi di Saliceti, anche in questo caso, fanno una gran confusione. Non voglio addebitare loro troppa ignoranza dei fatti, perché ancora oggi autorevoli testi, scolastici e non, fanno nascere la Repubblica romana con il Trium­virato Mazzini, Saffi, Armellini. Parlando, però, di Saliceti non si dovrebbe dimenticare che fece parte del Comitato esecutivo fino all'avvento di Mazzini e dell'ultimo triumvirato, quando l'Assemblea costituente mise in minoranza il Genovese.
Saliceti doveva avere fama di gran galantuomo se persino il reazio­nario Giuseppe Spada ne parla in termini elogiativi. Molte lodi sentimmo di lui per senno, per fermezza di principi e per probità... Eran quelle talmente generalizzate, che se non in tutto, in parte almeno dovevano esser fondate .5)
Ed infatti la fama di giurista e di galantuomo perseguitato dalla sorte, soprattutto dal lato economico, nessuno la metterà mai in dubbio. Più difficile stabilire la sua ideologia politica in quella Roma dove l'Assem­blea che eleggerà il Comitato esecutivo è composta da una maggioranza moderata e, soprattutto, ben decisa a condizionare pesantemente l'azione del governo. Saliceti non rappresentava sicuramente la minoranza repub­blicana mazziniana.
Detto questo, però, non ci sentiamo di condividere il giudizio del Gabussi che vede Saliceti succube dell'Armellini, l'avvocato romano che gli è collega nel Comitato esecutivo. Lo definisce schietto democratico , ma lo ritiene triumviro più. presto di nome che di autorità . Nella lode incondizionata all'uomo, lo taccia di poca fermezza, perché più atto a concepire che a mandare a compimento i propri divisamenti .6>
I verbali del Comitato esecutivo non registrano quasi mai gli inter­venti dei tre capi, ma piuttosto quelli dei ministri. Le poche prese di
5) GIUSEPPE SPADA, Storia della rivoluzione di Roma e della restaurazione del Governo pontificio dal 1 giugno 1846 al 15 luglio 1849, Firenze, G. Pellas, voi. Ili, 1869, p. 216.
6) GIUSEPPE GABUSSI, Memorie per servire alla storia della rivoluzione degli Stati romani dall'elevazione di Pio IX al Pontificato sino alla caduta della Repubblica, Genova, R. Tip. de' sordomuti, voi. Ili, 1852, p. 49,