Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (CRISPI-MONTMASSON); CRISPI FRANCESCO LETTERE; MONTMAS
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1990
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Ma chère Rosalie...
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vendo ancora al Pilo, 111 marzo, definiva la Ciuzza sguaiatissima cor-tiglìara [donna litigiosa, da cortile]. Né le scene graziose cessavano entro breve tempo: è cagione di frequenti disordini con disturbo di tutto il vicinato e massime di quest'ufficio di sicurezza pubblica costretto per prevenirli ad occupare gli agenti in quest'unica sorveglianza, scriverà, il 20 ottobre del 1852, l'assessore di P.S. della sezione borgo Po al Questore.8
È intuibile che la Velia sia venuta a Torino con un piano: affidare il ragazzo al padre e, fatto questo primo passo, trarne occasione per entrare in casa Crispi. È significativo, in proposito, che ella si scelga un domicilio vicino a quello di via Vanchiglia nel quale è andato ad abitare Crispi. Ma accade spesso che le strategie, nel tradurle in pratica, invece di cogliere il punto debole dell'avversario s'inceppino rivelando il proprio punto debole o per il determinarsi di una situazione imprevista. Nella primavera-estate del 1851 gli eventi volgono ad un punto nodale: Crispi ha in casa una savoiarda, la Rosalia Montmasson, della quale, vogliam subito dire, cogliendo il giudizio del solito De Pasquali, il riberese è troppo innamorato. E vogliamo pure sottolineare che sui sentimenti di Crispi non possono non avere un qualche peso i diversi, antagonistici rapporti di età delle due donne: la Velia ha 45 anni, la Montmasson ne ha 28; nel mezzo Crispi, che dieci anni addietro ha potuto subire il fascino che spesso hanno le persone mature sui giovani dell'altro sesso, ora, da uomo maturo ch'egli è divenuto, sente più forte il richiamo della giovane Rosalia. Né giova alla Velia il tentativo di sollecitare il tasto del sentimento patrio, di far pervenire a Crispi un'anonima protesta per non aver cacciato la donna straniera che ha in casa, e per non aver accolta fra le sue braccia come doveva la esulante italiana... : troppo evidente che sia la Ciuzza a nascondersi sotto l'anonimo L'emigrazione italiana.
Soffermiamoci. Il ritrovamento della corrispondenza fra Francesco Crispi ed il padre Tommaso (ne fa parte il passo citato in apertura della lettera del 26 settembre 1851) ci consente, oggi, di cogliere un più sicuro riferimento cronologico. Leggevamo, nel post-scriptum a quella lettera: ... io sono senza alcun legame. La Ciuzza si è preso anche il ragazzo ed io mi sono liberato d'ambedue... . Possiamo, intanto, trarne che la permanenza del ragazzo in casa del padre ed il suo ritorno alla convivenza con la madre vanno collocati anteriormente a quel 26 settembre. Ne trarremo pure, d'altronde (contrariamente a quanto si è favoleggiato di un amore sbocciato nel breve giro di una settimana trascorsa in stato di arresto nelle cave di Palazzo Madama, nel marzo del 1853), che la Montmasson nella primavera-estate del 1851 conviveva già con Crispi. Ed infatti, come risulta dalle carte di polizia, la Velia aveva ripreso con sé il
8) Archivio di Stato di Torino [A.S.T.], Cassa per il soccorso agli emigrati, serie II, 85, ad vocem Velia. Né cessava di dar fastidi al commissarialo di borgo Po, al questore, al ministro degli Interni, persino dopo l'espulsione di Crispi dagli Stati sardi. L'ultima richiesta per ottenere dalla Cassa i mezzi per il rimpatrio è del 19 gennaio 1855. Cfr.: R. COMPOSTO, Tra le pieghe della biografia Crispino, in Nuovi Quaderni del Meridione, n. 72, ottobre-dicembre 1988, p. 545.