Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (CRISPI-MONTMASSON); CRISPI FRANCESCO LETTERE; MONTMAS
anno
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1990
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Ma chéte Rosalie...
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Messo a confronto con il testo della lettera crispina indirizzata il 30 marzo a Rosalia Montmasson, il testo del diario dei giorni dell'espulsione dagli Stati sardi11) appalesa un'evidente manipolazione. Infatti, mentre il diario registra le non poche visite .più. che 30 ricevute da Crispi nelle carceri di Torino e di Genova,12) tace di una qualsiasi presenza, a qualunque titolo, della Montmasson: ancora una prova della congiura del silenzio ispirata da Crispi dopo la separazione del 28 dicembre del 1875 per un riguardo verso la nuova moglie, la Lina Barbagallo.13) Ma nel marzo del '53 la Montmasson è ancora ma chère Rosalie alla quale l'esule ha affidato commissioni che ne fanno una rappresentante dei suoi interessi. E non le avrà affidato la chiave di casa, perché possa provvedere alla spedizione di carte e libri? Ed ora lamenta che Rosalia abbia ritardato l'assolvimento degli incarichi avuti, ma questo ritardo gli appare come dovuto al turbamento dell'animo per la situazione in cui si sono venuti a trovare inaspettatamente. Le suggerisce di opporre la serenità, come fa egli stesso, per affrontare le avversità del momento. In realtà neanche il suo animo è sereno, anzi si rivela la maggiore preoccupazione quando le suggerisce di lasciare Torino, per trovar difesa dai parenti d'Annecy, contro le male lingue e le contrarietà: qui, la preoccupazione maggiore finisce con il venir fuori. Qualcuno le ha riferito che egli voglia sposarsi a piacimento di sua madre. In verità egli ha detto di non aver pensato a sposarsi per non dare un dolore ai cari genitori. Dunque, resti calma e tranquilla, per ogni lato. Conclusione, questa, che sembra temperare in una dilazione la negazione di una sua disposizione a prender moglie.
Poi, ex abrupto, quasi a tagliar corto sul tema matrimoniale, la lettera passa a fare un riassunto del viaggio compiuto da Genova a Malta. Sono notazioni generiche sulle condizioni del mare, ma sono anche impressioni che toccano i ricordi dell'esule quando il comandante della nave, che non vuole affrontare il mare aperto, da Messina si tiene alle coste della Sicilia e Crispi ha modo di vedere le città che 'furono teatro delle ultime battaglie della rivoluzione. Merita di esser letto questo passo della lettera, che lo stesso Crispi ritenne di tradurre nel diario dell'espulsione: J'ai vu donc de près, et sans pouvoir y descendre, toutes les plus belles villes de mon pays, celles surtout qui ont été le théàtre des dernières malheureuses batailles de la revolution. A telle vue, pleine de douloureux souvenirs, mon coeur se sentait brisé. Je voyait mon pays plongé dans l'esclavage le plus affreux, sans pouvoir l'aider .M)
U) Si veda la versione, scagionatomi, dello stesso CRISPI, / Mille, Milano, 1910, primo cap., passim.
) Sono, nella maggior parte uomini rappresentativi dell'immigrazione, ma anche del mondo politico piemontese. E vogliam dire pure che, -insieme agli altri espulsi, Crispi tenne a dare testimonianze scritte al custode delle cave ed alla sua famiglia, per il tratto umano del suo comportamento: A. Luzio, op. clt., pp. 35*36.
13} dr. R. COMPOSTO, Una donna fra i Mille, Palermo, Ed. Novecento, 1989, passim,
M) SÌ veda il passo alla p. 20 del diario inserito ne / Mille.