Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (GARIBALDI-MAINERI); GARIBALDI GIUSEPPE LETTERE; MAINE
anno
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1990
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pagina
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308
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308 Gian Luigi Bruzzone
troverai una terra più pertinace, io potrò dire che l'Italia è morta del male del vile! .18)
Dopo le annessioni, alla scomunica di Pio IX, il Nostro rispose col solito opuscolo siglato e datato 8 aprile19) dove dissertava sull'essenza della Chiesa, sui limiti della giurisdizione ecclesiastica e laicale, sulla scomunica in generale.
La scomunica, arma spirituale dapprima, venne dippoi quasi esclusivamente maneggiata per fini terreni: da indi la sua origine ed autorità scemarono di prestigio, serbandola piuttosto come documento d'un'idea perduta e degenere. L'inflazione di essa alla perdita dei diritti civili essendo antilogica ed ingiusta, i di lei effetti furono corruttori e dissolventi; onde, passata nei tempi moderni, tramutossi in precipuo strumento di barbarie e di lotte, che, ritardando il lavoro della civiltà, tradirono la missione apostolica del Papato, ch'era missione di carità, di pace, di progresso .2)
Gli opuscoli, battaglieri e tempestivi, dal linguaggio imaginifico, avevano trovato un loro pubblico. Il Maineri pensò allora di continuare il suo discorso con un Almanacco garibaldino. Sarebbe stata operazione proficua mantenere collegati in qualche modo i reduci. Il tono doveva risultare chiaro e alla portata di menti semplici dal lato formale come da quello contenutistico. Accanto alla finalità pratica (il formato ridotto e il calendario) il primo anno21) offriva Schizzi su G. Garibaldi (pp. 4-8), Mario e Luisa, novella-episodio della rivoluzione siciliana (pp. 9-16), un profilo di Rosolino Pilo (pp. 17-18), due composizioni encomiastiche al Garibaldi e al Re Galantuomo (pp. 19-21) e uno scritto Sugli abitanti del Napoletano (pp. 22-25). La premessa Al popolo ribadiva concetti cari al Nostro, come si nota dall'esordio:
Nelle più remote storie dell'umanità, tra le tenebre più favolose, le più fratricide guerre e le lotte cosiddette eroiche; in mezzo alla vita nòmade dei deserti e fra le più rozze abitudini di società, per mo' di dire, in germe tu non trovi, o Popolo, gente alcuna che s'avventuri senza Iddìi, nessuna tribù che non predilìga il suolo de' padri suoi, i diritti della propria vita, le tradizioni delle origini, la città, il suo mare, il suo cielo, il proprio confine, i sepolcri... Dai quali due impreteribili fatti escono, gemelli della fede del cuore, questi due principii: la religione e la patria! .22)
E la patria sia chiaro è l'intera penisola dall'A/p/ e dal Varo a Malta, dagli ultimi lembi del Trentino e da Fiume alla Corsica con Roma a capitale dell'Italia renovellata, Roma posta sul piedistallo delle antiche sue glorie
18) B. E. M[AINEKI"J, La voce, cit., p. 7,
W) B. E, M[AINBRIJ, Risposta d'un italiano alla scomunica di Roma, Genova, Lavagnino, 1860.
2P) B. E. M[AINERI], Risposta, cit., pp. 13-14.
21) B. E. M[ÀINERI], // Garibaldino, almanacco popolare pel 1861 a 1, Genova, Lavagnino, 1860.
22) Ivi, p. 1.