Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (GARIBALDI-MAINERI); GARIBALDI GIUSEPPE LETTERE; MAINE
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1990
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Gian Luigi Bruzzone
offuscandoti il tuo animo verginelle vengono dileguate dalle tue labbra! Oh allora il perdere quest'oggetto che è l'ignea colonna nel deserto dell'esistenza, il non sentir più quella voce, né qual premio di ben fare, né qual rimprovero di innocui falli, la è pure una terribile sventura, la è pure la più terribile delle maledizioni,31)
Frammisto all'incandescente materia storica è la terza opera narrativa maineriana, VEvangelina Guerrip* episodio della rivoluzione di Sicilia. Pubblicato nel 1862, ma composto nell'autunno del '60, con ogni verosimiglianza iniziato prima dell'entrata del Garibaldi in Napoli, certamente prima della conclusione dell'impresa delle camicie rosse. L'opera si apre alla loro insegna: ai Mille del diritto e della libertà / che salpando da Quarto / il cinque maggio 1860 / duce Giuseppe Garibaldi J recaronsi in Sicilia / per costituire la Italia / una libera indipendente / indivisibile. La genesi stessa sarebbe quanto mai d'occasione e la motiva, infatti, l'Autore:
In Sicilia pugnavasi strenuamente per la libertà e per l'unità d'Italia. La caduta del convento della Gancia, i fatti di Monreale e della Ficarezza e lo eccidio di Carini correvano di bocca in bocca a far piangere, a far maledire. 'Per Dio gridavasi soccorrete ai fratelli!' e intanto si metteva mano all'opera. I numerosi comitati della penisola lavoravano con alacrità; sentivasi essere delitto ogn'indugio, ogn'incuranza sacrilegio codardo. Alcuni amici mi dissero: 'Piglia la penna e scrivi qualcosa; se miri a Palermo, di materiali ce n'hai di troppo: il prodotto verseremo per la causa comune'. E furono giuste parole, né io nicchiava per questo, ma solo perché sapeva la debolezza della mia penna allontanare ogni facilita di buona riuscita. Tuttavia risposi: 'E sia pure, s'io più non posso impugnare un moschetto, le intenzioni mitigheranno la deficienza'. Ma che volete? Era l'epoca del Garibaldi... Non v'era madre che, pria di posare in la sera la sua bimba sotto le coltri, non le imponesse il segno della redenzione dicendole: 'Ancora un'avemmaria per Garibaldi'. Non una sorella che, rammentando il poco più che trilustre fratello, volontario a Palermo e a Milazzo, non si dicesse: *Lavoriamo due ore di più nel giorno per allestire un po' di biancheria a que' generosi*. Non un'amante che nella religion del suo cuore non sacrificasse all'ambi-zion de' suoi istinti femminei per cooperare a quella sant'opra.33)
Opera giovanile, VEvangelina, ma interessante. Vi Confluiscono patriottismo e politica, tentativi di conciliazione fra l'unità d'Italia e la religione cattolica, temi anticlericali ed antiborbonici tribunizialmente condotti, epopea e storia. Spesso è interrotto il ductus narrativo per dissertare sui criteri seguiti. Così, quasi all'inizio, si chiarisce il suo concetto di romanzo storico: Consiste il romanzo storico nello scegliere un fatto vero ed esporlo con tutte le sue circostanze storiche, tanto vere che verosimili, non tralasciando verun artifizio né occasione onde porre sotto gli occhi
30 Ivi, p. 17.
3?) B. E. MA INERÌ, Evangellna Ouerrl, Milano, Dante, 1863, volumi due. La prima edizione, pressoché irreperibile, dovrebbe essere questa: B. E. MAINERI, La congiura del convento della Gancia o Evangellna Guerri. Episodio, Napoli, Il Nomade, 1362,
33) Ivi, pp.23-24.