Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (GARIBALDI-MAINERI); GARIBALDI GIUSEPPE LETTERE; MAINE
anno
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1990
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pagina
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314
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314 Gian Luigi Bruzzone
sia, il Maineri incontrando nell'allestimento del carteggio Manin-Pallavicino la notizia della progettata spedizione in Grecia di Garibaldi dalla quale sarebbe stato dissuaso dal diplomatico inglese James Hudson,6" nutrendo forse qualche dubbio, ne domandò conferma all'interessato stesso, ottenendone una sollecita risposta, chiara quanto concisa.62)
Una copia del poderoso volume fu inviata al settantaduenne Nizzardo, che si affrettò a ringraziare, assicurando la concordanza di idee.63) Presentandoglielo, il compilatore si era così espresso:
In esso [volume] parrai a sufficienza chiarita la genesi della nobile impresa Italia e Vittorio Emanuele, da Voi fatta trionfare con tanto valore e se ne vengono a conoscere coloro che prima l'idearono e la sostennero. A quei dì, il nostro dilettissimo Giorgio Pallavicino era detto poeta e matto da chi sognava un Piemonte ingrandito e Murat a Napoli: oggi la storia, vindice, fa conoscere i veri savi e i veri poeti o matti, cioè addita i banditori della santa idea unitaria e gli opportunisti di tutti i tempi e colori.64)
V. Fra le numerose commemorazioni di Garibaldi va annoverata quella tenutasi a Roma il 17 giugno su iniziativa della Società fra impiegati governativi. Presiedette Michele Amadei, parlarono Ettore Novelli (poeta e scrittore), Orazio Pennesi (poeta e letterato) ed altri. Ma il discorso più. seguito, spesso interrotto da vivi applausi, fu quello del Maineri. Eccone l'esordio:
Suole, d'ordinario, la Morte soltanto concedere la glorificazione agli uomini grandi; unico esempio a Giuseppe Garibaldi, vivente, hanno decretato l'apoteosi milioni di cuori d'un popolo redento, i liberi di ogni terra civile e le moltitudini tuttavia innumerevoli degli oppressi che sperano e lottano per una patria e la libertà. Gli onori, dunque, della Morte nulla hanno di nuovo, sotto certo aspetto, per l'uomo singolare del quale tutti piangiamo la perdita, avvegnaché sieno il naturale e spontaneo plebiscito della coscienza umana, individuata nella coscienza dell'Eroe che, scisso il velo misterioso della leggenda secolare, apparve angelo vendicatore di tutti i privilegi e di tutte le oppressioni. Onde solo di lui si potrebbe scrivere veracemente il motto famoso: Tanto nomini nullum par elogium, ancorché in Garibaldi si assommassero le aspirazioni della storia civile e le tanto contrastate rivendicazioni del diritto umano, e perché l'Italia abbia realmente perduto in lui il suo cittadino sommo. Gli uomini qualificati grandi per consenso universale, sono tali davvero non solo perché si elevano dalla comune per doti privilegiate d'intelletto e valore di mano, ma perché nella collettività della loro vita rappresentano il carattere di quel dato momento storico, disegnano la fase di quel determinato indirizzo sociale, ne sono, a mo' di esprimermi, la sintesi e il sommario; per essi vediamo sfatato il privilegio, combattuta la superstizione, illustrata la tela multiforme degli eventi, manifestati i caratteri e i bisogni della umana famiglia. Tutte le nazioni o popoli si onorano di simili geni o eroi, veri
61) B. E. MAINERI, Daniele Manin e Giorgio Pallavicino. Epistolario politico (1855-57) con note e documenti, Milano, Bortolotti, 1878, pp. 132-133.
62) Lettera V, in appendice, ) Lettera VI, in appendice.
tf) Minuta di Lettera a Garibaldi, 12 febbraio 1878, in Archivio Maineri,