Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1870; ITALIA POLITICA ESTERA 1870; QUESTIONE RO
anno <1990>   pagina <318>
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Carlo M. Fiorentino
Esteri italiano, mirando come ultimo fine ad una crisi di quel Gabinetto sorto nel dicembre dell'anno precedente per risanare il bilancio dello Stato e la situazione finanziaria nazionale in una fase congiunturale particolar­mente negativa, che aveva i suoi immancabili riflessi anche sulla situazione sociale e sull'ordine pubblico,4) e che stava scivolando, quasi per ironia della sorte, sulla questione del prestito di 40 milioni per gli armamenti, a eui si doveva appunto l'origine dell'interpellanza del deputato della Sinistra. L'intervento di Mancini alla Camera fu assai eloquente, stringente ed anche accidioso nei confronti di Visconti Venosta: si rimproverava al ministro degli Esteri italiano di aver fatto resuscitare con le sue assicura­zioni al governo di Parigi la infausta 'Convenzione di Settembre, che aveva costituito sin dal momento della sua stipulazione un tradimento per la causa nazionale.5) Il Mancini ricordava, quindi, i momenti più signi­ficativi della storia di questo trattato, sino alla vigilia della partenza delle truppe francesi dallo Stato Pontificio, sottolineando tutta la sua incon­gruenza che emergeva dalla stessa opposta interpretazione che alle rispet­tive opinioni pubbliche nazionali ne davano i due paesi firmatari: per la Francia la Convenzione doveva costituire la garanzia permanente contro qualsiasi attentato alla integrità del residuo Stato Pontificio, mentre per l'Italia essa doveva significare un primo passo, con l'evacuazione delle truppe straniere dal suolo nazionale, verso l'occupazione definitiva di Roma, che sarebbe stata così procrastinata sine die, quando la congiuntura inter­nazionale lo avesse consentito. In questo senso il Mancini doveva asserire che la Convenzione di settembre non solo si sarebbe risoluta, ma non avrebbe mai cominciato giuridicamente ad esistere, dappoiché [...] quando fra le due parti contraenti l'una consente alla stipulazione attribuendole un significato, mentre l'altra gliene attribuisce uno diverso, in realtà non vi fu mai possibile incontro dei due consensi di coloro che stipularono; mancò l'idem placitum; vi è stato un equivoco; le parti non si sono intese; né l'una né l'altra sono obbligate a nulla . Il deputato meridionale doveva
4) Sulla formazione del Gabinetto Lanza e sulla situazione particolarmente grave sotto il profilo economico e politico che aveva portato a quella formazione governativa, cfr. A. BERSELLI, La Destra storica dopo l'Unità, voi. I, L'idea liberale e la Chiesa Cattolica, Bologna, 1963, pp. 10 sgg.
5) ATTI PARLAMENTARI, CAMERA DEI DEPUTATI (d'ora in poi AP, CD), Discussioni, tornata del 19 agosto 1870, p. 4004: La Convenzione di settembre, o signori, non nacque senza precedenti. Essa trovava l'indirizzo nazionale e politico in Italia già così chiaramente delineato e così fatalmente imposto dai principi! stessi del nostro Risorgi­mento, che non poteva cadere in mente a verun uomo politico, oserei dire, a ver un cittadino italiano che potesse acconsentirsi a variarlo sostanzialmente. L'unità nazionale, riguardata come diritto e dovere della nazione, non aveva bisogno di una Convenzione che la suffragasse, né da essa ricever poteva alcun detrimento: essa era conseguenza del patto solenne e fondamentale dei plebisciti; era stata affermata colla proclamazione di Roma capitale d'Italia nei memorabili voti alla Camera del 27 marzo e dell'I 1 dicem­bre 1861; scaturiva dal principio di Nazionalità, che era la base della rivoluzione italiana; finalmente era richiesta da necessità materiali, morali e politiche incontrastabili, e tanto incontrastabili che dovè riconoscerle nel momento dell'ultimo deplorato inter­vento francese la parola stessa del ministro Menabrea in quest'aula .
6) Ivi, p. 4011.