Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1870; ITALIA POLITICA ESTERA 1870; QUESTIONE RO
anno
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1990
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pagina
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320
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Carlo M. Fiorentino
Cini alquanto animosa, non senza recriminazioni da parte di quegli esponenti dell'opposizione che avrebbero preferito una immediata risposta del ministro degli Esteri, con le interrogazioni dell'on. Guerzoni, preoccupato di sapere quanto di vero ci fosse nelle notizie che trapelavano dalla stampa internazionale e nazionale sulle offerte di garanzie della Prussia alla S. Sede in sostituzione di quelle francesi con un eventuale contingente militare tedesco stanziato sui territori dello Stato Pontificio a far da guardia al potere temporale,11) e dell'on, Giuseppe Ferrari, che pur schierato tra i banchi dei deputati che l'avevano preceduto, si dichiarava solidale con la Francia soccombente ed invitava il Governo ad intraprendere e portare a compimento quell'opera di mediazione tra i due paesi belligeranti, nell'interesse dell'Europa e dell'Italia.12)
Il ministro degli Esteri prese la parola dopo l'interrogazione dell'on. Ferrari, non senza un moto di tensione da parte dei deputati presenti in aula, sintetizzando immediatamente la lunga orazione dell'on. Mancini, che si riduceva appunto all'accusa che >la Convenzione di Settembre, dal momento che si trovava di fatto abrogata in seguito agli avvenimenti del 1867, non andava ripristinata, come era nelle intenzioni del Gabinetto italiano, ma andava immediatamente denunciata dall'Italia. Visconti Venosta riteneva quest'accusa alquanto riduttiva e strumentale, condotta, per giunta, con un linguaggio aspro ed amaro , e sottolineava in primo luogo il significato politico di questo trattato stipulato con la Francia, ricordando che esso implicava per l'Italia il pagamento del debito pontificio relativo alle province annesse al Regno d'Italia e l'obbligo a non invadere il residuo territorio dello Stato Pontificio. Soprattutto su quest'ultimo punto il Val-tellinese insisteva sul fatto che tale impegno quand'anche non fosse caduto sotto la sanzione del trattato, sarebbe caduto sotto altre sanzioni prevedute nel comune diritto delle genti e nei rapporti politici degli Stati.13) Era questa un'asserzione assai compromettente per il Gabinetto, perché impegnava formalmente l'Italia a non fare alcun passo sulla questione romana al di fuori del concerto europeo e nel rispetto dei trattati internazionali. Visconti Venosta rivoltava, inoltre, contro Fon. Mancini e la sua parte politica l'accusa di codardia mossagli dal deputato meridionale, affermando che denunciare la Convenzione proprio nel momento in cui l'altro paese firmatario era impegnato in una dura lotta contro la Prussia e ne stava uscendo sconfitto, non sarebbe stato affatto un atto d'audacia (come invece aveva asserito con enfasi l'on. Mancini), bensì di viltà:
il Governo francese e l'Europa intera avrebbero creduto che noi volessimo valerci delle difficoltà in cui si trovava la Francia e che volessimo con un calcolo fallace
) Ivi, P. 4021.
f Ivi, pp. 4022-4023. Sul pensiero storiografico del Ferrari e sui suoi legami politici ed ideali con la Francia, cfr. B. CROCE, Storia della storiografia nel secolo decimonono, Bari, 1921, voi. Il, pp. 115-120 e W. MATURI, Interpretazioni del Risorgimento, Torino, 1962, pp. 159-178. Anche G. MONSAGRATI, A proposito di una recente biografia di Giuseppe Ferrari. Vecchie tesi e nuove ricerche, in Rassegna storica del Risorgimento, a. LXVII (1980), pp. 259-296.
13) CD, AP, Discussioni, Tornata del 19 agosto 1870, p. 4025.