Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1870; ITALIA POLITICA ESTERA 1870; QUESTIONE RO
anno <1990>   pagina <321>
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Discorso di Visconti Venosta 19 agosto 1870 321
e ingeneroso, cogliere il primo momento in cui non ci sentivamo contenuti da un ostacolo di forma materiale [...] Si sarebbe creduto che noi avessimo voluto seguire i consigli di audacia a cui c'invita l'onorevole Mancini, di un'audacia che non ha che un solo torto, quello di venire dopo le sventure delle armi francesi [...] Si sarebbe dunque creduto che noi volessimo cogliere questo momento per abban­donare il programma da noi costantemente affermato nella questione romana e per prepararci la via e i mezzi della violenza e dei colpi di mano.14)
Il ministro degli Esteri ribadiva, quindi, l'intenzione del Governo di seguire nella questione di Roma una condotta ferma e leale ; ma nello stesso tempo nelle sue parole si potevano cogliere anche alcuni spiragli per soluzioni diverse da quelle stabilite dalla Convenzione in tutte quelle even­tualità che il patto stesso non prevedeva, perché queste eventualità erano di tale natura da non poter essere regolate a priori [...] e soprattutto per­ché a poterle regolare a priori sarebbe stato necessario sciogliere e definire sin d'allora quelle quistioni su cui i due Governi non avrebbero potuto accordarsi, se si fosse trattato di porre questo accordo come una condizione preliminare del ritiro delle truppe. Visconti Venosta, quindi, pur nel quadro interpretativo tradizionale e moderato della Convenzione di Settem­bre negava assolutamente che essa potesse avere un'interpretazione tanto estensiva da credere che essa sia in contraddizione con quei principii di diritto comune che si vanno invocando e di cui si reclama il benefizio per la politica italiana.15
Come vedremo più avanti, questi spiragli dialettici, che nel contesto del discorso potevano essere interpretati come un escamotage per ammansire l'opposizione, ma alquanto marginali rispetto al suo senso generale (e tale fu interpretato con qualche eccezione dalla stampa italiana e straniera di tutte le tendenze), non solo costituiranno le premesse ideali a posteriori dell'azione italiana che sfocerà nel Venti Settembre, ma sin nel momento in cui furono pronunciati rappresentavano realmente barrière pensée di Visconti Venosta intorno alla questione romana e nel contempo l'inten­zione di chiarire di fronte alla Camera una volta per tutte che qualsiasi azione politica e militare in relazione a Roma spettava unicamente al Go­verno legittimo, e non all'opposizione e tanto meno alla piazza a cui questa troppo spesso negli ultimi tempi si era rivolta e come pure gli avve­nimenti delle ultime settimane avrebbero potuto far pensare.16) A questo proposito Visconti Venosta chiudeva perentoriamento il suo discorso soste­nendo che le divergenze fra governo e opposizione non erano tanto intorno alla Convenzione di Settembre, quanto fra quella politica la quale crede che, per rimanere fedeli al diritto nazionale, è necessario, è indispensabile di chiudere la questione romana in una sterile cerchia di affermazioni pe-
M) Ivi, pp. 4025-4026.
K) ivi, p. 4026.
W) Sui moti di piazza promossi dalla Sinistra nel mese di luglio per impedire un intervento italiano a fianco della Francia, cfr. R. MORI, Il tramonto del potere temporale, eit., p. 503.