Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1870; ITALIA POLITICA ESTERA 1870; QUESTIONE RO
anno
<
1990
>
pagina
<
322
>
322
Carlo M. Fiorentino
rentorie ed assolute, e quella politica la quale crede invece che innanzitutto la questione romana deve essere posta in condizioni tali da poter procedere per una via di ulteriori progressi verso una soluzione.17)
La giornata parlamentare del 19 agosto si concludeva dopo la controreplica dell'on. Mancini che si dichiarava insoddisfatto e ribadiva tutta la gravità delle sue accuse contro il Gabinetto in carica con la votazione del giorno successivo sulla questione del prestito per gli armamenti, che aveva generato l'interpellanza ed il voto politico, risolvendosi con un voto favorevole al Ministero di 214 deputati contro 152 e 12 astenuti. Risultato, questo, ribadito al Senato nella seduta del 24 agosto (107 voti favorevoli al Ministero, 105 contro e 2 astenuti).
Questo dibattito richiamò ovviamente l'attenzione dei maggiori giornali nei giorni immediatamente successivi, prolungando la polemica politica sul "ripristino della Convenzione del 1864. Con una certa superficialità di giudizio e di contenuti la crispina Riforma ne dava un resoconto alquanto riduttivo nel numero del 20 agosto, sostenendo che 'le repliche di Visconti Venosta furono deboli e imbarazzate , non rappresentando altro che l'eco fatale delle idee moderate ritenute dal giornale affatto insufficienti a rappresentare il diritto e l'interesse di una grande nazione che sorge . Per contro La Riforma doveva esaltare il discorso del deputato della Sinistra, un terribile processo alla Convenzione di Settembre, e al Ministero che accettò la responsabilità del suo ripristinamento senza una riserva, che preservasse il diritto nazionale.
Più articolato il giudizio dell'altro grande organo di stampa della Sinistra, II Diritto. Nell'articolo L'on. Visconti Venosta e la Convenzione di Settembre, sempre del 20 agosto, il giornale assai vicino alle posizioni dell'on. Mancini riconosceva al ministro degli Esteri un eloquente ed abile discorso, soffermandosi sul suo nucleo centrale, interpretato in senso conservatore, e cioè l'affermazione di Visconti Venosta che l'Italia aveva l'obbligo di rispettare il territorio pontificio, obbligo imposto dal diritto internazionale e da quello delle genti. Il quotidiano della Sinistra costituzionale, non senza suggestioni per quella politica della forza che il von Molke stava imponendo ai vinti ed all'opinione publica intemazionale, respingeva innanzitutto proprio l'idea che vi fosse un obbligo da rispettare (per l'Italia, asserendo che secondo le affermazioni del ministro degli Esteri, proprio il regno di Vittorio Emanuele II, ritenendo valido il trattato del 1864, si sarebbe collocato in una posizione singolare rispetto a quella delle altre Potenze:
mentre ogni Stato può, quando Io creda necessario per la sua sicurezza o per la sua dignità, dichiarare la guerra ad un altro Stato, l'Italia sola è condannata ad una obbligatoria inazione. Essa è, sotto un certo aspetto, in condizione peggiore della Svizzera e del Belgio, la cui neutralità perpetua è, per lo meno, il risultato di un trattato a cui presero parte tutti gli Stati d'Europa, e guarentisce loro, con gli oneri, anche i vantaggi di una posizione eccezionale. Noi, invece, sottostiamo ad una neutralità forzata e parziale, impostaci da una sola nazione straniera; e mentre possiamo dichiarare la guerra a tutte le nazioni dei due mondi, dobbiamo invece
17) CD, AP, Discussioni, Tornata del 19 agosto 1870. pp. 40264027.