Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1870; ITALIA POLITICA ESTERA 1870; QUESTIONE RO
anno <1990>   pagina <323>
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Discorso di Visconti Venosta 19 agosto 1870 323
subire gli insulti quotidiani, le cospirazioni e le connivenze col brigantaggio di uno Stato che abbiamo nel cuore della Penisola, che anela alla nostra distruzione, che fa voti per tutte le reazioni, che governa scelleratamente i nostri fratelli e che è, più assai del governo di Ferdinando di Napoli, la vera negazione di Dio.
Il Diritto asseriva, ancora, che al di là dell'abilità oratoria con cui Visconti Venosta aveva difeso la Convenzione di Settembre la forza delle situazioni e dei fatti è più potente di ogni discorso: e nessuno sforzo d'argomentazioni potrà impedire che il paese non senta la necessità di adottare una politica nuova nelle nuove condizioni di cose in cui si trova l'Europa , e nel contempo rimarcava come per le altre Potenze europee la Convenzione fosse res inter alios acta, e il suo rispetto o meno le lasciava affatto indifferenti. L'organo di stampa della Sinistra, inoltre, compiva an­che una sorta di espediente dialettico sostenendo che proprio nel rispetto del diritto che primeggia la forza a dispetto di un'Europa dove la forza prevaleva sul diritto si doveva invece invitare Governo e Parlamento a pren­dere quei provvedimenti necessari per risolvere definitivamente la questio­ne romana. A questo proposito l'articolo entrava decisamente nel nocciolo della questione, anche ideale, proposta da Visconti Venosta, interpretando con senso diverso di quello inteso dal ministro l'espressione relativa al rispetto del diritto delle genti :
Noi accettiamo puramente e semplicemente la dichiarazione dell'onorevole Visconti, che, cioè, i nostri rapporti col governo pontificio sono regolati dal diritto internazionale comune. Ora, il diritto internazionale impone obblighi e doveri per ambe le parti. Questi doveri e questi obblighi il governo romano non li adempie: e la sua politica verso di noi, verso il governo italiano è una politica di provoca­tone, una politica aggressiva; noi siamo adunque in un vero stato latente di guerra col governo romano.
Ebbene, accettiamo le conseguenze di questa condizione rispettiva, secondo le regole del diritto delle genti: e poiché si vuole che consideriamo Roma come Stato estero, agiamo in conseguenza. Quando il conte di Cavour faceva la spedi­zione delle Marche e dell'Umbria non aveva la metà delle buone ragioni che abbiamo ora per dichiarare lacerata da Roma stessa la convenzione di settembre.
Tali esortazioni e suggerimenti, che non cadranno affatto nel vuoto e che dovranno costituire, anzi, alcuni degli elementi con cui nella Circolare ai rappresentanti italiani all'estero del 29 agosto Visconti Venosta giustifi­cherà agli occhi della diplomazia europea l'invasione del residuo Stato Pontificio,18) pur con certe ambiguità, non sembravano essere decisamente respinti nella loro sostanza dalla stampa di parte moderata.
La Nazione, nell'editoriale del 21 agosto {La seduta di Venerdì), dopo aver criticato severamente il regolamento parlamentare che consentiva agli oratori di introdurre nella discussione (nella circostanza il prestito di 40 milioni per gli armamenti) questioni che non apparivano inizialmente nel­l'ordine del giorno (Convenzione di Settembre e occupazione di Roma),
i Cfr. / documenti diplomatici italiani, 1" serie, voi. XIII, Roma, 1963, pp. 409*412.